Mar 122017
 

Faringite acuta, tosse da tabagista, febbricola, naso cementato, intestino esuberante: dopo una settimana del genere, perfino io riconosco che andare a correre non è forse la cosa più saggia da fare. Anche la mogliettina è dubbiosa e cerca di farmi ragionare. Ma non ne posso più di stare al palo, e domani c’è una bella tapasciata a Motta Visconti, quella col nome incomprensibile, le torte ai ristori e la zuppa di legumi al traguardo. E poi, “Cara, ieri hai comprato le scarpe nuove e vanno assolutamente provate“. Una spruzzata di finto buon senso (“Parto e poi vediamo come sto: al limite faccio il percorso da sette km“) e il gioco è fatto: domani si va a Motta.

Dopo giornate decisamente primaverili durante le quali sono stato costretto in casa (GRRR!) stamattina la temperatura è tornata ad essere quasi invernale: alla partenza non si arriva a dieci gradi. E infatti soffro un po’ il freddo per i primi tre o quattro km, anche a causa della maglietta a maniche corte. Ma a protestare per il freddo non sono tanto le braccia, quanto i polmoni che non sono abituati ad inalare tutta quest’aria fredda. Manifestano il loro disappunto producendo quantità industriali di muco, che distribuisco allegramente nei campi meglio di uno spandi-concime.    

Nonostante l’agitazione sindacale dei polmoni, riesco a mantenere una media dignitosa attorno ai 5’15” anche grazie alle gambe che oggi hanno voglia di girare. Decido così per il percorso da 20km… forse… sì, perché sul volantino hanno scritto 20, il cartellino dice 21, al bivio c’è scritto (a pennarello) 19.5. Ma è anche questo il bello delle tapasciate, altro che percorsi certificati.

La situazione gambe-polmoni si capovolge nella seconda metà del percorso, forse anche perché è quella più “tecnica” nei tratti vicino al fiume e lo sterrato sconnesso è secco e duro come il cemento. Quando mancano circa tre km al traguardo raggiungo Miki che sta camminando senza pudore e mi dice che non ha più voglia. La saluto e affronto scatarrando gli ultimi km puntando deciso verso il ristoro finale. Alla fine, nonostante tre pause-ristoro molto prolungate chiudo con una media di 5’28” che nelle condizioni di oggi mi soddisfa . Spero solo che i polmoni non me la facciano pagare.

PS: alla fine i km erano 19,5. Pennarello rules. 

 

Feb 282017
 

Odometer-vintageMese all’insegna della svogliatezza: soltanto 12 uscite per un totale di 176km raggiunti solo grazie alla maratona di Carrara. Totale mensile in calo rispetto agli ultimi due anni, ma comunque superiore alla media.

Totale annuale a quota 360km, in grave ritardo rispetto agli ultimi due anni (ben 408 a fine Febbraio 2016 e 405 nel 2015) sebbene in media con i precedenti cinque. In termini di gare, oltre alla già citata maratona, una sola non-competitiva

Confermato il timido trend positivo del passo medio, ulteriormente migliorato di qualche secondo e sceso a 5’21″/Km

E ora si pensa alla prossima: Rimini!

Feb 272017
 

pagellaE anche per l’esordiente  White Marble Marathon è giunto il momento della pagella.

Velocità percorso: 2 La salita verso Massa non appartiene alla categoria “spaccagambe” ma è molto lunga (circa 4km) ed è piazzata nella seconda parte di gara, quando il fisico solitamente è già alle prese con altri problemi. Molto difficile fare PB in queste condizioni.

Bellezza percorso: 3 Belli alcuni passaggi nel centro di Massa e il tratto sterrato lungo il fiume. Per il resto, molti lunghi rettilinei un po’ noiosi. Peccato che – pur correndo per lunghi tratti sul litorale – il mare si veda poco. Assente ogni forma di intrattenimento.

Pubblico: 3 Davvero pochino, e in alcuni tratti solitari ce ne sarebbe stato proprio bisogno.

Assistenza: 4 Nessuna pecca particolare, a parte la carenza di bagni e l’assenza di indicazioni e/o supporto dell’organizzazione in zona partenza (ho faticato non poco a trovare il deposito borse). Per il resto, tutto ok: viabilità sotto controllo, volontari simpatici, servizio massaggi al traguardo, spugnaggi e ristori adeguati (in particolare quello finale che includeva alcuni snack preparati dagli studenti della scuola alberghiera)
Niente male considerando che si trattava della prima edizione: Bravi!

Medaglia: 4 E dove altro si potrebbe ricevere una medaglia di marmo? Non do il massimo dei voti solo per la scelta di non aver aggiunto la data all’incisione: capisco l’ottica del riciclo, ma c’è un limite…

Pacco gara: 3 Maglietta, acqua, succo di frutta, sali, una confezione di aromi freschi (?!) e una bottiglia di “birra recovery”. Non male per 30€

 

#LuogoEdizioneVelocità
Percorso
Bellezza
Percorso (1)
PubblicoAssistenza (2)MedagliaPacco gara
27Carrara2017233443
26Honolulu2016234451
25Brescia2016222334
24Las Palmas2016333353
23Valencia2015445433
22Barcellona2015345532
21Terre Verdiane2015522334
--Livorno20143323-3
20Chicago2014445433
19Paris2014345444
18Treviso2014434334
17Pisa2013532443
16Lago Maggiore2013342433
15Berlin2013545532
14Madrid2013245433
13Piacenza2013433534
12Reggio Emilia2012343534
11Torino2012433333
10Copenhagen2012455423
09Milano2012532333
08Garda2011352233
07Hokkaido (JP)2011223553
06Trieste2011342212
05Roma2011354333
04Firenze2010443233
03Venezia2010454322
02Helsinki2010344453
01Milano2010531323
Note: (1) Include l’intrattenimento (2) Include ristori, WC, spugnaggi, assistenza post-traguardo, etc

Feb 262017
 

Quasi seicento chilometri di allenamento, fedeltà e sottomissione assoluta alla tabella, uscite con ogni clima, ripetute, lunghi, bi-giornalieri… Dopo una preparazione del genere era normale avere qualche aspettativa: non dico un personal best, ma sperare almeno di tornare sotto le quattro ore mi sembrava legittimo. E invece… e invece nonostante la maratona di Honolulu fosse quella meglio preparata degli ultimi due anni, è stato il mio ennesimo disastro in un 2016 da dimenticare, nonché la conferma di un trend molto negativo. Alibi come il caldo, le salite e il jet-lag non hanno reso meno amaro un risultato che comunque lo si guardi resta il peggiore dell’anno e che risulta una beffa se si pensa a tutto l’impegno speso allenandomi.

È con questo stato d’animo che mi sono iscritto alla White Marble Marathon e ho affrontato la relativa (im)preparazione. Tanto per capirsi: questa volta non ho nemmeno scomodato il generatore, tanto sapevo che non avrei avuto le motivazioni necessarie per rispettare la tabella risultante. Se a questo si aggiungono i malanni di stagione, problemi in famiglia, e l’inquinamento atmosferico a livelli mai visti, ci sono tutte le premesse per l’ennesima gara da dimenticare. Ma tanto ormai ci sto facendo l’abitudine, e quindi che problema c’è?

Dopo due giorni di eno-gastronomia a livello agonistico, mi presento alla partenza non proprio al top della forma, che tende ad essere piuttosto sferica. Ma è una bella giornata di sole (anche se freddina) l’atmosfera pre-gara è bella carica e ho voglia di correre. E quindi si parte, con la sola intenzione di arrivare in fondo limitando i danni. L’idea è quella di tenere un passo prudente ma non troppo, sapendo che nella seconda parte dovrò fare i conti – oltre che con lo stato di forma pietoso – con un lungo tratto in salita. Tuttavia non è facile tenere a freno le gambe: i primi 10Km percorsi con una media sotto i 5’20″/km stanno ad indicare che mi sto dirigendo a testa bassa verso un muro bello duro. Cerco di non pensarci e mi godo il momento: sto proprio bene, incredibilmente non ho nessun dolore, sono in mezzo a tanta gente colorata che si sta divertendo, c’è il sole, e finalmente – dopo un lungo tratto di lungomare ‘finto’ – si vede il Tirreno.  Cosa chiedere di più? Magari avere gambe e polmoni come quelli degli atleti che stiamo incrociando: sapere che i battistrada sono già otto km avanti è allo stesso tempo deprimente ed esaltante. Che bello sarebbe poter correre in quel modo…

A riportarmi sulla terra ci pensa un cartello che sembra essere stato messo lì apposta per me. Per un attimo penso che dovrei trasferire qui la residenza, ma poi mi rendo conto che di Domenica gli uffici comunali sono chiusi, e vado avanti superando la frazione di Poveromo. Siamo quasi a metà gara e sto abbastanza bene, nonostante il passo un po’ troppo allegro tenuto fino a questo punto. Il passaggio alla mezza dice circa 1h54′. Scrivo “circa” perché vado a memoria, visto che stranamente non c’è un rilevamento ufficiale:  oltre a quelli classici al decimo e al trentesimo, il cronometraggio oggi ne prevede solo uno al 16,5km (!)

Come previsto, dopo il bivio della mezza, il numero dei partecipanti cala drasticamente e mi ritrovo a correre in un gruppo molto sgranato costeggiando il fiume Frigido. Nonostante il nome (!) è un tratto molto piacevole del percorso. Peccato solo che sia il preludio alla parte più dura: la lieve ma interminabile salita che porta fino a Massa.  Non è per niente ripida: nemmeno cento metri di dislivello distribuiti su quattro km non sono nulla, eppure si fanno sentire e il passo medio di questo tratto riflette la mia triste condizione di Homo Planitiae. Una volta giunto nel centro di Massa, un anziano tifoso mi urla: “Dai che è finita: da qui in poi l’è tutta discesa!“. Vorrei fermarmi ad abbracciarlo ma non ne ho il tempo. Dopo un paio di curve si transita in piazza degli Aranci e ci si fionda giù per via Alberica: che bello poter finalmente lasciar andare le gambe aiutati dalla forza di gravità. Ma cosa vedo laggiù in fondo alla via…. sembra proprio… nooo…. è davvero un’inversione di marcia: si torna indietro per via Beatrice, una vera beffa se si pensa alla sua pendenza. Vorrei tornare indietro per dire qualche parola all’anziano di prima, ma lascio perdere.     

Il fisico vorrebbe una tregua, ma al km28 comincia la discesa vera e devo approfittarne: mi accodo ad una coppia di runners e cerco di tenere il loro passo bello allegro. Reggo per circa tre km ad una media incompatibile con le mie condizioni e poi scendo a più miti consigli man mano che la pendenza svanisce e la stanchezza si fa sentire sempre di più. Quando speravo che oggi non l’avrei incontrata, comincia anche a dare qualche segno la solita pubalgia: non è particolarmente acuta, ma abbastanza da costituire un alibi che mi permette di rallentare ulteriormente. Verso il km33 la toponomastica locale raggiunge l’apice, regalandomi la località Alteta, una perla che interpreto come un’altra dedica pensata per me che sono – oggi più che mai – un anagramma col pettorale. 

Il percorso si è fatto piuttosto noioso, con un interminabile rettilineo costellato da capannoni e depositi di marmo. Per fortuna si rientra a Marina di Carrara e mancano solo cinque chilometri. Nei tratti in ombra ho un po’ di freddo, altro indicatore di un passo troppo lento. Potrei ancora tentare di stare sotto le quattro ore, ma davvero non ho più voglia di faticare e così mi trascino fino al traguardo in modalità “risparmio energetico” per recuperare l’originalissima medaglia di marmo. Chiudo in 4h02’27” un risultato certamente non esaltante, ma che viste le premesse mi riempie di soddisfazione soprattutto perché interrompe un trend che cominciava ad essere preoccupante. 

Dopo una giornata del genere, la domanda nasce abbastanza spontanea: che me lo fa fare di dannarmi l’anima con allenamenti e tabelle, se poi i risultati sembrano essere totalmente slegati dal livello di preparazione? Ci devo riflettere per decidere come affrontare la prossima. Sì, perché mentre correvo qui a Carrara ho deciso: domani mi iscrivo alla maratona di Rimini.

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