Mar 202011
 

colosseoMa… sbaglio o l’antico motto diceva “Veni, vidi, vici”? Vero, ma non è proprio il caso di scomodare Gaio Giulio Cesiare, visto che non si può parlare di vittoria.

Eh, già… me l’avevano detto in tanti: “La maratona di Roma non è quella giusta per fare il tempone”. E probabilmente avevano ragione, visto che tra i molti amici che l’hanno corsa ben pochi sono soddisfatti del loro risultato. Tuttavia, considerate le premesse – che comprendono una preparazione incompleta e costellata dai malanni invernali – non posso certo lamentarmi. Ma procediamo con ordine.

Appuntamento alle 7:30 con gli amici di Running Forum all’arco di Costantino, vicino alla malefica salita che i sadici organizzatori hanno deciso di piazzare all’ultimo Km. In queste occasioni è sempre molto bello incontrarsi con gente simpatica che condivide la propria passione: si scambiano due parole, ci si incoraggia a vicenda, e si rassicurano gli esordienti dissimulando la propria tensione con arie da esperti (ma de chè..). Grazie ragazzi!

pre-gara

Contrariamente al mio solito, nei giorni precedenti la gara non ho ossessionato la famiglia con dubbi amletici sull’abbigliamento più idoneo. Questa volta, nessuna esitazione: svolazzini e canotta leggera! Peccato che al momento della consegna borse ci sia un vento teso e gelido che mi fa cambiare idea all’ultimo momento e mi costringe ad un ripensamento: decido di mettere una maglietta tecnica sotto la canotta. Nel corso della gara me ne pentirò…

Rimane giusto il tempo di un ultimo pit-stop nei nauseabondi bagni chimici ed è ora di avviarsi in zona partenza. Entro nelle gabbie con Michele e Valentino: abbiamo un tempo target simile e decidiamo di partire assieme. Siamo così indietro che i palloncini delle 4 ore nemmeno si vedono in lontananza. Peccato, perché si dice che una dei pacers sia molto carina e quindi dotata di notevoli capacità “trainanti” nei confronti dei runners maschietti. La rivedrò molti chilometri dopo, bisognosa lei stessa di un sostanzioso traino.

La partenza è difficoltosa a causa del traffico intenso. D’accordo che siamo davvero in tanti, ma forse mettere in un’unica griglia tutti i partecipanti con un P.B. superiore alle 4 ore (più di metà dei partecipanti) non è stata una grande idea da parte dell’organizzazione. Dopo 5km fatti ad una media scandalosa, finalmente si riesce a correre e impostiamo una media attorno ai 5’30” (o così almeno dice il Garmin).

Procediamo bene e regolari. Con Valentino scambiamo piacevoli chiacchiere, tra le quali una disamina della percezione visiva e cinetica di salite e discese. Michele non partecipa a queste amabili conversazioni rimanendo taciturno e molto concentrato nella sua azione di corsa, e forse preoccupato che gli torni il mal di schiena che l’ha afflitto nei giorni precedenti. Nel frattempo, il percorso scorre via veloce e l’andatura rimane costantemente sotto la media prevista: se continuiamo così, tra una decina di Km dovremmo annullare lo svantaggio accumulato all’inizio. Comincio a fare strani pensieri e ad accarezzare l’idea di portare l’attacco al muro delle quattro ore. Pia illusione o mania di grandezza?…

Al ristoro del km15 perdiamo di vista Vale, che già da un po’ diceva che il ritmo era un po’ troppo veloce per lui; peccato, perché la sua compagnia era molto piacevole. Poco dopo arriviamo in S. Pietro: devo ammettere che la vista di questa grande piazza piena di fedeli col sottofondo di canti religiosi riesce a fare un certo effetto anche su un ateo-razionalista come me. Ho appena il tempo per scuotermi da questo momento di debolezza a sfondo mistico, che dopo un centinaio di metri arriva una bella sorpresa: mi sento chiamare, mi volto e vedo moglie e figli che mi salutano e mi incitano a gran voce; autentico doping legale!!!

Continuiamo con un passo attorno ai 5’25”/Km e a metà gara siamo già rientrati in media: passiamo alla mezza in 1h59′. Ma lo sforzo fatto per recuperare si farà pagare più tardi. Nel frattempo il clima è cambiato e il sole comincia a farsi sentire. Ho i piedi in ebollizione: come vorrei avere un paio di Asics invece delle caldissime Pearl Izumi. Sogno un catino di acqua fresca nel quale immergere le zampe.

Invece arriva uno dei tratti peggiori: la rampa che porta su Via del Foro Italico, al km25. Gli scarichi delle auto in coda nella corsia aperta al traffico, la salita non ripida ma costante e interminabile, e il caldo improvviso pongono le premesse per quello che avverrà di lì a poco. Al km28 rallento un po’ e lascio andare Michele che sembra essere in ottime condizioni. Non mollo ancora perché in teoria le quattro ore sono ancora possibili; tra l’altro ormai vedo i palloncini rosa a qualche centinaio di metri e questo mi convince a tenere duro. Ci penseranno però i sampietrini a farmi rinunciare. In molti me l’avevano detto, ma io li avevo sottovalutati: quello che nella prima parte di gara era solo un elemento di arredo urbano, si trasforma in una vera tortura per piedi e ginocchia e la loro irregolarità me li fa sentire sotto i piedi ad uno ad uno. Ogni tratto asfaltato sembra un piccolo angolo di paradiso nella sua morbida fluidità.

Attorno al km32 faccio due conti e decido che non è il caso di insistere: meglio godersi lo spettacolo della città e assaporare fino in fondo questa gara unica senza rovinarne il ricordo con un’inutile sofferenza. Quindi abbasso il ritmo e mi concedo alcuni tratti al passo, senza pensare al cronometro. I passaggi nella parte centrale di Roma sono indimenticabili: Piazza Navona tra due ali di folla, Via del Corso (ma quant’è lunga?), Piazza del Popolo, Piazza di Spagna, la Fontana di Trevi, seguita da una salitella sconnessa a dir poco criminale. Sembra di essere nel bel mezzo di uno spot pubblicitario sulle attrazioni turistiche di Roma. Nel frattempo supero la famosa pacer-topmodel che ha mollato e cammina sconsolata; in parecchi vorrebbero consolarla ma non ne hanno le forze. In Piazza Venezia, un’altra dose di “doping legale”: Sarah ed Eugenio che mi incitano urlando “VAI FOIAAA”. La mitica coppia volante che fa il tifo per me: grandi!!

Ormai è finita e negli ultimi 2km mi risparmio ulteriormente per avere le forze necessarie a tagliare il traguardo in modo dignitoso e con una parvenza di sprint. Lo faccio chiudendo con un modesto 4h09’13” ma sapendo di aver fatto la scelta giusta, visto che oggi non c’erano proprio le condizioni per migliorare il mio personale.

Lascio Roma con un bellissimo ricordo, e la certezza che ci saranno altre occasioni per pensare seriamente al cronometro.

Comments

  1. orzowei says:

    Direi, tutto sommato, una partecipazione onesta, visti gli infelici presupposti.
    Adesso ti aspetta l’Adriatico !!
    😉

    1. Foia says:

      bravo Orzo: hai trovato la definizione giusta per questa mia gara.
      Tra qui e l’Adriatico, ci sono 2 mezze: una in pianura e una sul mar Ligure 😉

  2. orzowei says:

    Dimenticavo: non sapevo che Cesare oltre che “Giulio” fosse anche “….felice”….
    😀

    1. Foia says:

      Eh, già… non si finisce mai di imparare:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Giulio_Cesare

      1. orzowei says:

        Sembra che secondo una sottile regola del Latino si scriva “Caio” e si pronunci “Gaio”….bah….
        http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20100120102912AAN9SE8

  3. igiul says:

    Miiiii.. finalmente sono riuscito a leggere il tuo racconto!!!
    Erano due giorni che ci provavo, ma non riuscivo ad entrare in questo luogo.. credo di aver capito!
    Dall’ufficio, ci hanno blindato da circa un anno l’accesso a a facebook..e probabilmente anche questo tuo rientra nei social blindati, visto che da casa non ho alcun problema.
    Ad ogni modo, complimenti ancora.. sono sempre più dispiaciuto di non averti trovato in gabbia, che un’altra decina di minuti me li avresti fatti guadagnare!
    P.S. A ulteriore testimonianza della gara non proprio facile, oltre alla Pacer-top-model, ne ho visti altri due spegnersi per strada,tagliarsi via i palloncini e camminare sconsolati..

    1. Foia says:

      Grazie Luigi, complimenti anche a te 🙂

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