Oct 092011
 

Steve_JobsParafrasando Steve Jobs, la mia Garda Lake Marathon potrebbe riassumersi così: “Stay very foolish but not so hungry“.

Very Foolish” per due ragioni:

  1. la decisione di correrla nonostante le mie precarie condizioni
  2. la condotta di gara irresponsabile.

Not so hungry” perché mi sono accontentato di ritoccare il mio Personale di un solo minuto quando avrei potuto “mangiarne” almeno cinque.
Ma procediamo con ordine…

Prologo

In effetti, le premesse non erano proprio delle migliori. Il misterioso dolore al piede che mi affligge ormai da un mese si era fatto sentire fino alla vigilia, anche solo camminando. Il fisioterapista di fiducia – sospettando una microfrattura – una settimana fa mi aveva fortemente consigliato di fare delle indagini diagnostiche e raccomandato di evitare allenamenti troppo intensi, per non parlare di correre una maratona. Di solito lo ascolto, ma questa volta ho deciso di ignorare i suoi suggerimenti e di correrla comunque, per una serie di motivi già spiegati. Una volta presa questa decisione – di per se abbastanza foolish – rimaneva il problema di una preparazione totalmente inadeguata: infatti il dolore al piede ha fortemente condizionato l’ultimo mese di allenamenti durante il quale ho corso veramente poco e senza mai superare i 20Km. Di fatto, l’ultimo lungo risale al 28 Agosto in occasione della maratona di Hokkaido, al quale é praticamente seguito uno scarico di sei settimane, che mi ha portato a Limone sul Garda nelle condizioni peggiori con le quali mi sia mai presentato alla partenza di una 42Km. Con queste premesse, uno dovrebbe mettersi il cuore in pace da un punto di vista cronometrico, e tenere un passo molto prudente con l’unico obiettivo di arrivare al traguardo in buona salute. E invece… la mia natura foolish avrà la meglio.

Si parte

Durante l’ultima maratona corsa in condizioni meteo estreme, ero stato colto da allucinazioni nelle quali sognavo di correre al fresco tra due ali di giovani donzelle che agitavano ventagli di piume. A Limone – donzelle a parte – sono stato accontentato. Pure troppo! Ad accogliere i runners alla partenza c’erano 12 gradi, accompagnati da un fortissimo vento di tramontana. Ci mancava proprio il vento, che tra le possibili condizioni meteo é quella che mi piace di meno. Per evitarlo il più possibile sono rimasto con mia moglie in un bar della zona partenza. Tra un espresso, un gel Enervit e due chiacchiere tra runners si avvicina l’ora della partenza e mi avvio verso il deposito borse; all’uscita del bar un signore mi vede con la sacca e mi grida: “Sbrigati, che il camion sta partendo!” provocando in me una reazione degna di Usain Bolt. Arrivo davvero al pelo per consegnare la borsa mentre il camion stava chiudendo la porta. Poi il solito rito: stretching, sosta “tecnica” dietro una palma, alcune domande esistenziali del tipo “ma cosa ci faccio qui? Cosa c’entro io con tutto questo?” e poi mi allineo nella zona del via, abbastanza ordinata nonostante non ci siano le solite “gabbie”. Qui rivedo con piacere Giovanni, compagno di avventura in Hokkaido. Lui parte con l’obiettivo di attaccare le 3h15′; io con quello di non farmi troppo male.

I primi 10Km

Si parte bene, senza imbottigliamenti e il ritmo é da subito quello giusto. Anzi, si procede anche troppo veloci a causa di diversi tratti in lieve discesa. Il Garmin (quando funziona, viste le numerose e lunghe gallerie) mi dice che sto andando attorno ai 5’15″/Km. Mi rendo conto che sto andando troppo forte, ma so che non é la giornata adatta per pensare a strategie assennate e continuo su questo passo. Stay Foolish !!!

Il vento freddo é molto fastidioso e ho paura che mi provochi problemi intestinali; ogni tanto mi tocco il pancino e lo scopro gelido. Speriamo che regga…  In una galleria leggo la scritta “No shit here”: per un attimo penso che sia rivolta a me, e decido di rispettarla.

Non tutti i tifosi sono uguali

Molto bello il passaggio a Riva del Garda, inondata di luce e di colori. Peccato per il pubblico piuttosto distratto che al massimo applaude svogliatamente. Non mi lascio distrarre dal piacevole scenario e continuo con un passo costante attorno ai 5’15”. Dopo la deviazione verso Arco – attorno al 13Km – ho un incontro che ridefinisce il mio personale significato del termine “Diversamente Abile”: un ragazzo disabile (si può dire?) aggrappato al suo deambulatore si sgola per incitarci e da il cinque a tutti i runners che gli passano accanto. Non conosco quale sia il suo handicap, ma so per certo che questo ragazzo ha la capacità di moltiplicare le mie energie e di farmi dimenticare i miei stupidi problemi. Il suo “Forza!!!” sincero vale più di diecimila applausi svogliati fatti dagli indolenti spettatori seduti nei bar del lungolago.
E grazie a lui continuo a volare, o così almeno mi sembra.

Il mio piede sinistro

Il passaggio tra le vigne vicino ad Arco di Trento non é meno bello di quelli lungolago, nonostante sia ancora più deserto in termini di pubblico. In compenso, per fortuna qui il vento è quasi assente. Verso il Km 18 comincia a farsi sentire il fastidio al piede sinistro che durante l’ultimo mese era di solito il prologo a dolori talvolta invalidanti. Decido di ignorarlo e mi concedo un veloce pit-stop tra le vigne. Intanto ripenso al film di Jim Sheridan, nel quale il protagonista paraplegico dalla nascita aveva il controllo di una sola parte del corpo: il piede sinistro, appunto. Lo ricollego al super-tifoso del Km13 ed entrambi mi danno forza per continuare. Nel frattempo arriva il passaggio alla mezza, che avviene circa a 1h50′ e mi vede proiettato verso un tempo finale che non ho mai considerato neanche nei miei sogni più ottimisti.

Verso la Tempesta

Continuo ad un ritmo scriteriato sotto i 5’20” fino al Km25, dove al ristoro mi concedo una pausa più lunga del solito. Proprio durante questa sosta mi rendo conto che il fastidio al piede si sta lentamente trasformando in dolore, ma riparto cercando di non farci caso. La strada comincia a salire e il passo ne risente. In località Tempesta (un nome, un destino?) il dolore al piede assume una nuova dimensione: ora mi fa male anche la parte superiore, quasi certamente a causa delle solette anti-shock che mi rubano 2mm di spessore all’interno delle scarpe. A completare il quadro, fa la sua comparsa anche un inedito dolore all’interno coscia, probabile conseguenza del mio appoggio errato. Mi impongo quindi di rallentare una volta raggiunto il ristoro del Km30. Qui trovo Giovanni fermo a causa di una contrattura; scambiamo due parole, cerco di incoraggiarlo ma lui sembra ormai rassegnato al ritiro. Poi mi chiede come sto andando, e quando gli rispondo che ho una proiezione di 3h50’ quasi mi insulta per essermi fermato a parlare, e mi intima di ripartire senza perdere altro tempo.

Epilogo

Mi spiace molto per Giovanni, era bello carico per tentare l’assalto alle 3h15’ e ci teneva molto… probabilmente ha tirato troppo, e la corda si è spezzata. Il suo incidente mi riporta sulla terra e rafforza la mia decisione di rallentare, facendomi abbandonare sogni di PB stratosferici. “Not so hungry…” direbbe Mr. Jobs.

Dopo il Km35 il ritmo si abbassa ulteriormente, stavolta non per mia volontà ma a causa della mia scarsa condizione: l’insufficiente preparazione dell’ultimo mese presenta il suo conto, a conferma che in maratona non si può improvvisare nulla. Non si tratta del famigerato muro, ma comincio ad introdurre qualche tratto al passo al di fuori delle zone di ristoro. Il margine sul mio personale comincia ad assottigliarsi. A farlo svanire quasi del tutto ci pensano 2Km circa di salita che i sadici organizzatori hanno pensato di piazzare al Km 40. Proprio al culmine di questa salita mi sento chiamare: è mia moglie che si è appostata per incitarmi e farmi una foto. Me ne frego del cronometro (e dei crampi in agguato) fermandomi in una posa plastica a favore di obiettivo. Ormai resta solo l’ultimo chilometro che – grazie alla discesa – corro quasi in scioltezza concedendomi una volata finale. E così anche la mia ottava maratona è conclusa. Chiudo in 3h55’57” con un piccolo miglioramento al mio personale  che oggi vale ORO e che conferma il mio motto:

“Non cercare ostinatamente il PB. Sarà il PB a trovare te!”

Altre foto in arrivo…

Comments

  1. igiul says:

    Bravo. Non sai quanto mi fa piacere!!!
    Comunque… la considero una sfida 😉
    hehehe.. viva il copia/incolla!
    Scherzi a parte, non vedo l’ora di correrne un insieme!

    1. Foia says:

      Stavo pensando a Torino….
      Vedo come vanno alcune cose (compreso il piede) e a breve prendo una decisione

      1. igiul says:

        Niente, mi perdo anche Torino.. mi sono appena iscritto alla mezza di Busto Arsizio del 6 Novembre.. la maglia Asics che danno è troppo bella 😉

Continuando a navigare in questo sito, autorizzi l'utilizzo dei cookies. Maggiori dettagli

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi