May 202012
 

sirenettaEccomi qui, seduto sullo strettissimo sedile del volo Low-cost che mi riporta a casa dopo la mia decima maratona. E’ impossibile allungare le gambe, ma non importa. Vedendomi la medaglia al collo, gli altri (pochi) runners che incontro mi rivolgono sorrisi d’intesa, e il personale di volo mi fa i complimenti chiedendomi come è andata: tutto questo mi fa sentire un po’ speciale.

E’ strano: di solito dopo una maratona mi sento molto stanco, a volte addirittura svuotato, soprattutto dopo una gara come questa nella quale sono letteralmente scoppiato. E invece mi sento molto meglio ora che alla vigilia, come se questi 42km mi avessero in qualche modo “ricaricato” dandomi l’energia necessaria per affrontare i problemi che mi attendono a casa. Probabilmente ė merito del pubblico e dell’atmosfera di festa vissuta in gara: non mi era mai capitato di correre con l’incitamento costante della folla che – soprattutto nei momenti di crisi – mi chiama per nome e grida di non mollare (o almeno così credo, non conoscendo il Danese….)

Già, la crisi…. questa volta ė arrivata e ha colpito molto duro. Ma in qualche modo me lo aspettavo….
I primi 15Km erano volati via senza problemi, forse un po’ troppo veloci considerando la mia preparazione sommaria. Il percorso ė davvero bello, quasi tutto in centro con parecchi passaggi scenici e pochissimi tratti noiosi. Soltanto che non ė poi così piatto come gli organizzatori vorrebbero far credere: niente di drammatico, ma i falsopiani sono continui e alla lunga si fanno sentire soprattutto quando si uniscono ai sampietrini Roma-style. Le gambe funzionano bene, a parte uno strano dolore alle ginocchia (entrambe) che mi ha accompagnato una mezz’ora per poi sparire così come era arrivato.

Le strade non sono molto larghe e nel centro storico faticano a contenere i 12.300 partecipanti costringendoli a rallentare nelle curve più strette, ma allo stesso tempo facendo sentire ancora più vicino il pubblico. Verso metà gara, il caldo comincia a darmi fastidio. Dopo il clima invernale di Sabato (10 gradi, pioggerella gelida e vento molto forte) chi se li sarebbe aspettati oggi 23 gradi e un sole splendente?… Fortunatamente i ristori sono frequenti e ben forniti: ci sono perfino docce ’volanti’ per rinfrescarsi e bidoni di vaselina per… lubrificare eventuali attriti. Fa uno strano effetto sentirsi offrire vaselina da giovani bellezze scandinave… Ma siamo qui per correre, non c’ė tempo per pensare ad altro…

Nonostante le energie (sia fisiche che mentali) comincino a scarseggiare, continuo a superare molti runners e questo mi aiuta psicologicamente: dopotutto – penso – c’è chi sta peggio di me. A farmi stare ancora meglio sono le numerose “pacer involontarie” alle quali di volta in volta mi accodo beneficiando degli effetti dopanti di un bel fondoschiena e di un paio di treccine bionde che oscillano ipnotiche.

Attorno al trentesimo chilometro – nonostante un buon parziale di 2h45’ – comincio ad intuire che oggi sarà dura perfino rimanere sotto le 4 ore. Ma non mi importa: sono qui per divertirmi e non lascerò che le smanie cronometriche mi rovinino la festa. Anzi, la festa voglio proprio godermela fino in fondo e quindi continuo ad un ritmo sempre più tranquillo che mi consente di apprezzare il calore dei tifosi e i numerosi intrattenimenti lungo il percorso: bande scolastiche, ballerine di samba, gruppi corali, tamburi, jazz bands, insomma… uno spettacolo nello spettacolo che riprendo col mio iPod da bravo runner-turista.

Gli ultimi chilometri sono davvero duri, e devo concedermi parecchie pause al passo. Il problema è che soprattutto in questo tratto finale quando il pubblico vede qualcuno in crisi lo incita ancora di più chiamandolo per nome, e a quel punto è difficile ignorarli: per non deluderli bisogna rivolgergli un sorriso e ripartire. O almeno cercare di farlo: le gambe sono a posto ma il motore ormai rifiuta di girare. Il finale é allo stesso tempo terribile e fantastico: terribile perché negli ultimi 2Km non ne ho proprio più e c’é anche un lungo cavalcavia da affrontare. Fantastico per il tifo infernale degli ultimi 300 metri corsi in un budello di folla urlante, stile gran premio della montagna. Chiudo con un modesto real-time di 4h07’55” che però non mi lascia deluso: l’obiettivo di oggi non era cronometrico, ma quello di togliermi dalla testa le preoccupazioni divertendomi. E ci sono riuscito alla grande!

Grazie Miki, grazie Copenhagen !!!

 

 

Comments

  1. Rocha says:

    Dal tuo racconto si percepisce che l’atmosfera di questa maratona deve davvero essere bella, come del resto lo è la città nella quale si disputa. Ti rinnovo i miei complimenti augurandoti che le preoccupazioni che hai citato lascino spazio ad un avvenire sereno !

  2. Foia says:

    Grazie, Enrico.
    Si, questa gara mi ha davvero colpito positivamente. Te la raccomando se dovessi un giorno ritentare una 42Km 😉

  3. Ale57 says:

    Bellissima esperienza, hai descritto veramente bene un’atmosfera quasi magica. Se poi alla fine sono più i motivi di soddisfazione che i “postumi” allora direi che sei stato GRANDE! Complimenti.

    1. Foia says:

      Grazie, Ale.
      Dopo questa esperienza sarà difficile tornare a correre nel grigiore di alcune maratone nostrane…

  4. Roby says:

    Bellissimo racconto, sei un grande Francesco con una super moglie accanto a te. Chapeau……

    1. Foia says:

      Grazie, Roby 🙂
      Spero tanto di riuscire a fare Berlino assieme a te. Cioè… beh… assieme nel senso dello stesso giorno. Tu finisci un’ora prima come al solito 😉

  5. MaxF says:

    Questi racconti mi piacciono, al diavolo il tempo, te la sei goduta!
    Non mi stupisco della città e del tifo, ci sono stato 4 volte, e amo tanto anche i Danesi. Cioè…le Danesi.
    Cioè, volevo dire il popolo Danese, insomma!

    1. Foia says:

      Ti sei spiegato benissimo, Max 😉

  6. GIAMPIFRIEND says:

    uaooo ,che sballo.ricordavo che avevi la maratona di copenaghen in ballo ma non ricordavo piu’ quando….complimenti per il racconto ,mi e’ piaciuto,senza troppe descrizioni di tattiche ,passi, e via dicendo.hai lasciato invece tanto spazio all’emozioni percepite ,che saranno state sicuramente tante e che hai ben descritto.
    complimenti ancora francesco
    ciao
    giampi

    1. Foia says:

      Grazie, Giampi 🙂
      Spesso le emozioni sono più importanti del cronometro.
      Questa era una di quelle volte!

  7. alessandro says:

    gran bella recensione!!!
    ero indeciso tra alcune maratone ma penso che mi hai convinto…. per Copenhagen

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