Dec 092012
 

medaglia Reggio 2012Il termometro della farmacia vicino alla partenza mi sbatte crudelmente in faccia la dura realtà con la sua digitale precisione: MENOSEIGRADI. Fa così freddo che per scaldarsi un po’ basterebbe entrare in un frigorifero. Con questa temperatura, la gente normale sta sotto il piumone, oppure davanti al caminetto acceso con castagne e vin brulè. A maggior ragione chi – come me – è alle prese con una brutta tosse che gli squassa i polmoni da alcuni giorni dovrebbe stare al calduccio. E invece, eccomi qui alla partenza della mia dodicesima maratona, preso tra il timore di ammalarmi seriamente e la voglia di mettermi alla prova. Ancora una volta ha vinto la mia parte irrazionale.

Vapore. Migliaia di bocce e di nasi dai quali escono sbuffi di vapore nel gelo del mattino. Sembriamo tanti tori col fumo al naso, pronti a scatenarsi per le strade di Pamplona. Penso che fortunatamente qui a Reggio Emilia ci attende una sorte migliore di quella dei tori dell’encierro, anche se quella che abbiamo davanti non sarà una passeggiata. Lo sparo della partenza arriva quasi inaspettato e l’avventura comincia.

Il passaggio tra le vie del centro è suggestivo, sebbene il pubblico non sia particolarmente caloroso, probabilmente a causa del clima. Entro quasi subito in temperatura e butto via cappello e maglione “usa e getta”. Fin da subito cerco di seguire scrupolosamente la tabella che dovrebbe condurmi al Negative Split con una lenta ed inesorabile progressione. Parto quindi molto tranquillo cercando di frenare ogni foga che mi porterebbe fuori target. A smorzare ulteriormente eventuali esaltazioni agonistiche, ci pensano il ghiaccio presente in alcuni tratti e la vista di un runner che crolla rovinosamente al suolo di fronte al ristoro del quinto Km. Per fortuna sarà l’unico. E poi con questo freddo non ha bisogno di applicare ghiaccio per la botta.

Appena usciti dal centro abitato é ora di aumentare velocità: per i prossimi 11Km si va a 5’29″/Km. Le gambe girano piuttosto bene senza traccia dei problemi meccanici degli ultimi mesi. Intanto il panorama cambia e ci si inoltra nella campagna andando incontro alle prime salite. Giá, le salite… la mia tabella di progressione non ne tiene conto e stabilisce velocità e frequenza cardiaca ipotizzando un percorso piatto. Di li a poco mi accorgo che – nonostante la mia andatura sia in sincronia perfetta con i tempi previsti – i miei battiti siano costantemente al di sopra di quanto pianificato, proprio perché le salite richiedono un maggiore sforzo a parità di velocità. So che questo potrebbe diventare un problema ma decido di non pensarci.

Preferisco invece godermi il bel panorama delle colline innevate e il cielo incredibilmente blu. L’aria è talmente azzurra che a respirarla sembra che ti debba colorare fin dentro il petto. A completare il quadro, una piacevole atmosfera da ‘tapasciata’ con ristori che ricordano molto quelli delle non competitive di campagna, senza troppe pretese ma puntuali, precisi e gestiti da volontari molto simpatici nonostante il gran freddo che stanno prendendo.

Giá, il freddo… quando al Km15 prendo il mio primo gel, penso che al suo posto sarebbe meglio un bel Paraflu. E’ ora di aumentare ancora il ritmo: ora si va a 5’24” che andranno mantenuti fino al ventottesimo. Il ‘motore’ gira bene nonostante i malanni, e riesco a tenere il passo previsto senza problemi pur con la frequenza cardiaca che continua a rimanere ‘fuori giri’. Fino al Km25 sono perfettamente in linea con la tabella, poi – improvvisa – arriva la svolta: non si tratta del classico muro del maratoneta, ma di un autentico muro sotto forma di salita. Uno strappo breve ma violento durante il quale sono costretto a camminare per la prima volta. Raggiunta la sommità – manco fosse la cima Coppi – mi lascio andare ai piaceri del ristoro per poi trovare una brutta sorpresa: dopo la curva appare un altro pendio meno ripido ma forse più insidioso che mi impedisce una ripartenza decente. Da questo punto in poi, comincio a perdere inesorabilmente contatto con la mia tabella di marcia accumulando una serie di parziali ben al di sopra del ritmo previsto, che dal Km29 fino al termine avrebbe dovuto essere di 5’18″/Km

Mi rendo conto di allontanarmi dall’obiettivo ma riesco a rimanere concentrato e soprattutto a godermi la corsa. A farmi passare alcuni momenti spensierati ci pensa un attempato runner bresciano con i suoi arguti commenti su ogni fondoschiena femminile che incontra. Particolarmente brillante lo scambio avuto con un altro runner che salutava una ragazza in bici: dopo essersi assicurato che non fosse sua moglie, l’erotomane ha commentato sulla tonicitá delle sue “ciapete”. Al che, l’altro runner l’ha gelato dicendo “E’ mia sorella” per una bella risata generale.

Finalmente le salite sembrano essere finite e cominciano un po’ di discese. Nonostante le gambe siano già piuttosto legnose, cerco di lasciarle andare e comincio una bella progressione che mi riporta ad una velocità decente, e a sorpassare un buon numero di runner forse troppo cauti. Ma non dura a lungo… non appena la strada comincia a trasformarsi in pianura, la fatica torna a farsi sentire. Anche la tosse – che mi aveva lasciato in pace per due ore – ricompare: ogni volta che respiro una boccata d’aria gelida è come se nel petto ingoiassi una manciata di spilli appuntiti.

Mi rendo benissimo conto che il target del negative split é totalmente sfumato e che non potrò neanche avvicinarmi al PB. Di una cosa però sono certo: chiuderò questa gara e non voglio metterci più di quattro ore. E così tiro fuori le forze residue, supero il sadico sottopasso del Km37 e arrivo al traguardo in 3h58’ con un certo orgoglio pensando alle mie condizioni fisiche di oggi.

Cosa ho imparato da questa mia dodicesima maratona? Nulla che non sapessi già… ma ho avuto la conferma che:

  • Le tabelle sono solo teoria e basta poco a sconvolgerne i piani
  • Non mi piacciono le salite. Ma neanche un po’!
  • Non conta il risultato di una gara ma lo stato d’animo con cui la si corre e le sensazioni che ti lascia dentro
  • Sono uno che non molla

L’appuntamento col negative split, è solo rimandato al 2013.

Comments

  1. igiul says:

    Bella lì Foia! Sopratutto UNO CHE NON MOLLA!!!

    1. Foia says:

      Beh, dipende anche da cosa ho mangiato la sera prima.
      Dopo una pasta e fagioli non garantisco 😉

  2. inferetorunning says:

    Bravo Foia e’ sempre un piacere leggere i tuoi resoconti. Complienti doppi!!!

  3. Alessandro says:

    Finirla sotto le 4 ore è una vera impresa: BRAVO!

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