Mar 032013
 

Piacenza2013

Il mio 2013 podistico era cominciato alla grande con un inaspettato Personal Best alla mezza maratona di Novara. Si dice che il buongiorno si vede dal mattino, ma l’esperienza mi ha insegnato che è meglio non farsi illusioni. E’ altrettanto vero che in questo periodo sto abbastanza bene, non ho particolari acciacchi e potrei anche accarezzare il pensiero di un ritocco al PB, ormai vecchio di quasi un anno. Senza contare l’aspetto cabalistico-numerologico che gioca a mio favore: siamo nel 2013, è la mia tredicesima maratona, e il numero tredici è notoriamente un numero fortunato. Bah… meglio lasciar perdere questi vaneggiamenti e pensare a correre.

Quando mi sono iscritto alla maratona di Piacenza avevo ben chiaro in mente uno degli obiettivi: andarci il giorno prima e farmi un paio di belle mangiate. E invece, sono arrivato reduce da tre giorni di problemi gastro-intestinali che – oltre a rovinarmi l’aspetto eno-gastronomico della trasferta – rischiano di compromettere anche la gara. Decido quindi di rinunciare alle prelibatezze piacentine e dopo una tristissima pasta in bianco vado a dormire con le galline sperando di risvegliarmi in condizioni migliori. L’indomani, nonostante le quasi nove ore di sonno (o forse a causa loro) non sono proprio in forma: ora mi fa compagnia anche una bella emicrania con aura, cosa che non mi capitava da alcuni anni. Andiamo proprio bene… Cerco di non pensarci, deglutisco il mio fidato Imodium e vado verso la zona partenza.

Qui per fortuna incontro gli amici del Forum: si ride, si scherza, si salutano vecchie conoscenze, si associa un nickname ad un volto nuovo, si fanno le foto ricordo. Insomma: un’ottima medicina per distogliere l’attenzione dai malanni pre-gara. Rimane solo il mal di testa, ma non è abbastanza forte per rappresentare un vero problema e mi preparo al via.

Dopo la partenza, mi ritrovo subito da solo (gli altri amici fanno tutti la 30Km o la mezza e quindi partono più veloci) e imposto un passo attorno ai 5:20 – 5:15, cioè una decina di secondi al Km più veloce di un ipotetico PB. Verso il Km10 il mal di testa finalmente comincia ad allentare la presa; la pancia è tranquilla (grazie, Imodium!) le gambe sembrano girare bene e decido di continuare così. La temperatura è ancora bella fresca, ma il sole comincia a farsi sentire e sono contento di essermi vestito leggero. Scambio alcune parole con un ragazzo che indossa la maglia di Madrid 2012 e gli chiedo di parlamene visto che sarà la mia prossima gara. Ciò che mi racconta riguardo all’altimetria non mi piace neanche un po’ (mi parla di un viale al Km 35 con la pendenza da “rampa di accesso ad un garage”) ma in compenso dice che l’atmosfera è stupenda, con gente in festa e un sacco di musica live sul percorso. Dopo avergli fatto perdere fiato parlando con me, lo ringrazio e lo saluto lasciandolo indietro senza troppi sensi di colpa.

Al ristoro del Km10, accade un episodio che avrebbe potuto rovinarmi la giornata. Mentre rallento per agguantare una bottiglietta d’acqua, improvvisamente mi ritrovo senza una scarpa! Qualcuno mi ha ‘tallonato’ da dietro facendo volare via la Kayano destra. Faccio appena in tempo a capire cosa diavolo stia succedendo che – mentre torno indietro per recuperare la scarpa – la vedo schizzare in avanti: un altro runner non vedendola l’ha calciata facendola saltare e rotolare un paio di metri alle mie spalle. Alla fine riesco a recuperarla e – con il piede destro ormai zuppo di Gatorade e non so quali altri liquidi – me la rimetto e riparto. A pensarci ora, mi è andata proprio bene a cavarmela senza danni.

Superato lo shock, continuo col mio passo e attorno al Km 15 raggiungo un signore asiatico – tale Wen-Chin Kan da Taiwan – al quale chiedo incredulo cosa diavolo ci faccia proprio qui a Piacenza. Mi risponde che ha approfittato di un viaggio di lavoro per correre questa gara. Provo ad intavolare una conversazione ma il livello del suo Inglese non lo consente. Mi chiedo davvero come faccia a cavarsela durante il suo “business trip”. Lo saluto e lo lascio indietro. Ci rivedremo più tardi…

Proprio mentre mi chiedevo “ma dove diavolo sono i pacers che avevano promesso?” ad un certo punto raggiungo due cicliste che hanno sulla schiena la scritta 3h45’. Sono proprio loro! Si chiamano Moana e Barbara (se non sono nomi d’arte, complimenti per la scelta agli organizzatori) e chiedo loro se stiano rispettando la tabella di Marcia. La risposta affermativa mi conferma – se ce ne fosse bisogno – che sto andando troppo forte. Non me ne preoccupo e le supero, non senza un po’ di tristezza nel cuore. Anche con loro ci rivedremo più avanti.

Attorno al Km20 comincia la salita che porta a Grazzano Visconti, ma stranamente non mi da troppo fastidio. Il passo cala, anche se non in modo drammatico come mi succede di solito quando aumenta la pendenza: probabilmente gli allenamenti sul tapis inclinato degli ultimi due mesi sono serviti a qualcosa. Nel frattempo vedo Barbara e Moana saettare sui pedali e mi chiedo se non stiano un po’ esagerando. Dopo un paio di Km vedo una di loro ferma davanti ad un bar e alla mia domanda “Questo vuol dire che devo fermarmi anch’io se voglio finire in 3h45’?” mi risponde ridendo “No, pausa pipì”. Ora capisco il perché dello scatto. Nel frattempo il mio passo cala ancora; l’ineffabile Mr. Kan mi affianca, mi saluta educatamente e mi supera inesorabile.

Al ristoro del Km25 mi concedo una pausa più lunga, la motivazione ufficiale è “per bere con calma il secondo gel”. Quella inconfessabile è “sento che sto per mollare”. Per fortuna arriva a distrarmi il suggestivo passaggio nel borgo di Grazzano Visconti, ma soprattutto finalmente comincia la discesa. E qui la mia gara ha una svolta: la visione della strada in leggero declivio mi da una specie di scossa psicologica. Lascio andare le gambe in libertà e torno ad accelerare. Mi rendo conto di correre ad una velocità per me inconcepibile a questo punto della gara: mai nella vita avrei sognato di fare un ventottesimo Km a 5’07” eppure accelero ancora: il Km 29 lo copro in 5’ netti. Ho la sensazione che i runners sofferenti che stanno arrancando in senso contrario mi osservino con sguardi invidiosi e malevoli, probabilmente lo stesso sguardo che avevo io quando ero nella loro corsia. Mi fermo brevemente al ristoro del Km30 ma riparto ancora forte: sapendo che la crisi è dietro l’angolo decido che questa bella discesa devo sfruttarla al massimo, e così spingo come un dannato coprendo altri 2Km in 10 minuti.

Poi comincia a spegnersi la luce e – puntuale – arriva la crisi annunciata. Vedo Moana e Barbara sfrecciare, e con loro se ne vanno anche le mie forze residue. Siamo solo al Km32 e comincio a pensare come modificare la strategia per non scoppiare completamente, ma nello stesso tempo cercare di migliorare il mio personale. Il Garmin dice che siamo a 2h50’ di gara; vuol dire che mi basterebbe correre i prossimi 10Km ad un passo leggermente inferiore ai 6’/Km per ritoccare il PB. Ho un discreto vantaggio da amministrare e decido di provarci. C’è solo un problema: contrariamente ad ogni logica, le gambe si rifiutano di andare piano. E allora le assecondo, alternando tratti pseudo-veloci a brevi pause al passo dopo le quali riesco sempre a ripartire con nuove energie. L’importante è contenere la durata delle pause e non farmi prendere dalla tentazione di riposarmi troppo. Il vantaggio si riduce inesorabilmente ma sento di avere la situazione sotto controllo. No panic! Il viale alberato prima dell’ultima curva sembra interminabile e la fatica me lo fa apparire in salita anche se molto probabilmente è in piano. Ma ormai so che è fatta, e ho la certezza che i miei calcoli erano esatti.

E infatti taglio il traguardo in volata e con un nuovo PB di 3h48’08”. E’ un miglioramento di due soli minuti, ma  più che sufficiente a farmi felice. Se fossero qui, abbraccerei Moana e Barbara, ma non le trovo. Mi accontenterei anche di un saluto a Mr. Kan ma non trovo nemmeno lui.

E allora addio a Moana, a Barbara, e a Mr. Kan: è già ora di pensare a Madrid!



PS: scorrendo la classifica ho poi scoperto che l’esile Mr. Kan è arrivato nove minuti dopo di me. Non so dove e quando l’abbia superato. Mi piace pensare che si sia attardato socializzando con le pacers…

Comments

  1. franchino says:

    Mmmh… a mio parere Moana e Barbara potrebbero rientrare tra le sostanze proibite e quindi considerate doping 😀
    Complimenti per il PB!

    1. Foia says:

      Grazie 😀
      Bah… carine e simpatiche finché vuoi, ma come pacers non ci siamo proprio.
      Andavano ad un ritmo tutt’altro che costante…

  2. leonardo says:

    bel resoconto, francesco.
    e ottima lezione per il mio debutto in Maratona a Milano!
    ancora complimenti!

    1. Foia says:

      Sono sicuro che il tuo debutto andrà alla grandissima !!!

      1. leonardo says:

        c’avevi azzeccato! 🙂

        1. Foia says:

          E non sai quanto sono contento per te!
          Dai che prima o poi ne facciamo una assieme. Magari tentiamo l’assalto alle 3h45′ 😉

  3. Stefgius says:

    Complimenti per il resoconto e per la performance!
    Ps: il viale alberato e’ in salita 🙂

    1. Foia says:

      Allora non era un miraggio da overdose di acido lattico.
      Meno male….

  4. SteP8 says:

    Racconto (av)vincente, e complimenti per il PB!

    1. Foia says:

      Grazie Stefano!
      Conto su di te come pacer per la Stramilano: non sarai carino come Moana, ma di sicuro avrai un passo piú costante 😉

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