May 262013
 

cesateQuando stamattina è suonata la sveglia, la tentazione di rimanere sotto il piumone era davvero forte. Tuttavia, le nitide lame di luce che filtravano dalla tapparella abbassata, indicavano la presenza di un ospite inatteso: il sole! E proprio questa visita inaspettata – dopo interminabili settimane di pioggia – è stata la molla che mi ha spinto a mettere svolazzini e scarpette e a dirigermi verso Cesate per questa tapasciata.

Alla partenza c’è una bella atmosfera rilassata, grazie anche ai simpatici volontari. Mi iscrivo in pochi minuti e parto bello allegro. Così allegro che rischio di perdermi già alla prima curva, dove non c’è (non vedo?) alcuna segnalazione. Decido così di accodarmi ad un gruppetto di locali, che sembrano conoscere il percorso a memoria. Non sarà necessario, visto che da qui in poi i numerosi volontari presidiano ogni bivio.

Temendo che il percorso fosse ridotto ad un pantano melmoso dopo tutta la pioggia dei giorni scorsi, ho deciso di correre con un paio di scarpe “da battaglia”: le vecchie e logore Kayano 17 limited edition. Invece – anche dopo esserci addentrati nel parco delle Groane – del temuto fango non c’è neanche l’ombra. In compenso, molta ombra vera: nei tratti di bosco dove non filtra la luce del sole fa quasi freddo. Tengo un buon ritmo attorno ai 5’00”/Km e le gambe girano bene. Decido così per il percorso più lungo, quello da 18Km. Ed è proprio dopo il bivio con le altre distanze che la storia cambia: ora corro praticamente da solo, gli unici altri podisti che vedo sono due puntini in lontananza. Anche il terreno cambia radicalmente: ora si passa in mezzo ai campi su sentieri normalmente percorsi solo dai mezzi agricoli, parecchio accidentati e spesso colmi d’acqua e di fango. Bisogna stare particolarmente attenti a dove si mettono i piedi per non rischiare di finire lunghi distesi. Un paio di volte perdo aderenza (che sorpresa, con le suole quasi lisce…) ma riesco funambolicamente ad evitare di cadere. Non è il mio tipo di terreno, ma questo continuo slalom mi sta divertendo.

Al ristoro del Km11 mentre bevo un ottimo thè caldo, qualcuno dietro di me dice “Ci deve portare fino al diciottesimo Km” gli rispondo che si, una bevanda dolce può dare una mano. Ma non si stava riferendo al thè: “No, è LEI che ci deve portare al traguardo: abbiamo visto che ha un passo bello costante e la stiamo usando come punto di riferimento da un paio di Km” Oh bella: dei podisti educati che mi danno del lei ancora mi mancavano! Dopo questa inaspettata investitura a ‘pacer dei poveri’ mi rimetto in marcia rispondendogli un: “Allora andiamo!” che in realtà andrebbe tradotto in: “Benissimo: statemi dietro se ci riuscite…

Alla fine del tratto ‘campagnolo’ ricomincia l’asfalto e mi pento di aver scelto le Kayano: sono ormai parecchio scariche (quasi 900Km) e ogni passo si ripercuote violentemente sulle ginocchia. Ma non c’è abbastanza tempo per preoccuparsene: infatti il traguardo arriva molto prima del previsto. Gli organizzatori hanno tagliato le parti più alluvionate del percorso, riducendolo di quasi 3Km. Chiudo così i miei 15.3Km ad una media di 5’09” tutto sommato soddisfacente, considerate le condizioni del terreno.

Per la cronaca, i due tipi ai quali avrei dovuto fare da pacer sono arrivati dopo di me, ad una distanza di una fetta di pane e Nutella, una di pane e marmellata e due bicchieri di thè.

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