Sep 292013
 

berlin-logoE’ la prima volta che partecipo ad una World Marathon Major. Dovrebbe fare un certo effetto prendere parte ad un evento di questa importanza, su un percorso prestigioso che é stato tante volte teatro di record mondiali. Eppure sono molto tranquillo e conosco il perché di questa grande calma interiore: so di essere pronto. Infatti é la prima volta che mi presento al via di una maratona reduce da una preparazione lunga, intensa e che non ha lasciato nulla al caso. Solo il fatto di essere arrivato intero alla fine di queste dodici settimane mi fa sentire forte come non mai: ora sono qui per giocarmela fino in fondo e l’obiettivo delle 3 ore e 45 é nel mirino.

Le operazioni del pre-gara procedono con una fluidità incredibile considerato il numero di partecipanti, e questo contribuisce a mantenere la mia serenità: seguo i miei rituali, consegno la borsa a tre bionde bellezze teutoniche, e mi avvio verso la griglia di partenza. Già, la griglia… mi é stata assegnata sulla  base del mio Personal Best al momento dell’iscrizione, che risale ad un anno fa. Il tempo successivamente fatto segnare a Piacenza mi avrebbe garantito accesso ad una griglia più avanzata, ma all’epoca non avevo ritenuto necessario scrivere all’organizzazione per chiedere un cambiamento, pensando che non avrebbe poi fatto tutta questa differenza. E invece pagherò caro questo errore. Dopotutto, è la prima volta che partecipo ad una gara con più di quarantamila iscritti.

La partenza é puntuale alle 8:45. Ma non per me: quelli della “Griglia G” (la penultima) partono in un’ondata successiva, 10 minuti dopo. Mi dico: “Meglio così: questo darà il tempo necessario a far defluire gli altri e così ci sarà meno traffico“. Povero illuso…. La gente comincia a togliersi gli indumenti usa-e-getta rimanendo in tenuta da gara, e a questo punto ho una conferma: quel losco figuro alla mia sinistra é proprio Marco, amico del Forum che finalmente ora conosco anche di persona. Ci salutiamo abbracciandoci come vecchi amici che si ritrovano per caso dopo decenni, sollevando sguardi stupiti tra gli impassibili runners germanici. Cominciamo ad incamminarci lentamente verso la linea del via, lontana almeno 200m, ma proprio in questo momento topico ho la provvidenziale idea di fermarmi per un ultimo pit-stop. A causa di questa sosta, mi ritroverò a partire ancora più indietro nel gruppone, ma non potevo davvero fare a meno di alleggerirmi.

Il passaggio sulla linea del via sembra architettato da un regista di Hollywood: proprio in quel momento il volume della musica sale, ed il sole invade i nostri occhi con una brillantezza quasi accecante dopo l’interminabile attesa passata nell’ombra fitta del Tiergarten. Sulla destra, da un palco ci salutano i campioni che hanno fatto segnare il record del mondo qui a Berlino. Tra loro riconosco Haile che ci saluta con la mano. Per un attimo ho la pelle d’oca, e non per il freddo.

berlin-start

The river

Fin dai primi Km capisco che questa non è una gara come le altre a cui ho partecipato: è la prima volta che ho la sensazione di correre come trascinato dalla piena di un enorme fiume, soltanto che al posto dell’acqua ci sono migliaia di gambe e di piedi. E proprio come in un fiume, ogni tanto una corrente improvvisa mi trascina via costringendomi a cambiare direzione e ad abbandonare la tripla linea blu che indica la traiettoria ideale.

berlin-the-line

La Linea Blu

I problemi veri cominciano quando il larghissimo rettilineo di Straße des 17 Juni lascia il posto a strade meno imponenti e quando arrivano le prime curve: il ritmo rallenta sensibilmente ed in alcuni tratti sono costretto quasi a camminare. Dopo 15 minuti ho già circa 80 metri di ritardo nei confronti del “Virtual Pacer” al mio polso. Provo ad aumentare il ritmo, ma per farlo devo procedere a zig-zag ed a sfruttare i marciapiede. Mi rendo presto conto che questa tattica è molto dispendiosa in termini energetici, per non parlare della strada in più che mi tocca fare e del rischio di cadere. Allora mi impongo di stare calmo, ripetendomi che é presto per preoccuparsi e che ci sarà tempo per recuperare. La piena però sembra non finire mai ed il mio GPS non mi aiuta a capire l’effettivo ritardo, dandomi rilevazioni imprecise e discontinue: quando mi sembra di andar bene dice che sono lento come una Trabant ingolfata, mentre quando sono palesemente imbottigliato mi vuol far credere che sto tenendo una media da record del mondo. E poi sto seguendo una linea tutt’altro che ideale, ed il risultato é che non posso fidarmi delle medie indicate dal GPS.

berlin-fonzie

Yeah!

A questo punto il rischio di lasciarsi prendere dallo sconforto é molto concreto. Mettetevi nei miei panni: 12 settimane di allenamento “talebano”, piú di 600Km corsi totalmente in solitudine; bi-giornalieri; lunghissimi “alla Tergat”; ogni domenica dedicata ai lunghi con levatacce molto prima dell’alba. Tutto questo per cosa…. per rimanere invischiato nel traffico come un qualsiasi automobilista vittima delle partenze poco intelligenti ferragostiane?  No, mi spiace ma non ci sto! Nonostante sia già in notevole ritardo rispetto alla tabella di marcia, mi do una scossa e decido di reagire: magari non riuscirò a centrare l’obiettivo iniziale, ma almeno voglio essere sicuro di aver dato il massimo. E così, dopo il decimo Km approfitto di una leggera riduzione del traffico e comincio ad accelerare. Le gambe girano bene, il fiato c’é in abbondanza ed il tifo da stadio di questo pubblico meraviglioso mi invoglia ad osare, portandomi ad una serie di parziali sotto la media prevista. Passo alla mezza maratona in 1h54’17” con una proiezione leggermente sopra il mio personale attuale. Questo mi da un’ulteriore carica e continuo a spingere. Anche se so che non posso fidarmi, è bello leggere sul Garmin parziali sotto i 5’/Km.

La presenza del pubblico è costante: anche nei tratti più periferici c’è una folla che ci supporta con calore. Vorrei far vedere queste strade colorate e rumorose a chi sostiene che i tedeschi (ed i nordici in generale) sono un popolo freddo ed indifferente. Per non parlare degli onnipresenti danesi: mi chiedo se sia rimasto qualcuno a Copenhagen. Ormai ho perso il conto dei gruppi musicali presenti sul percorso. Ce n’è di ogni tipo: dal ragazzino da solo con la sua batteria, alla brass-band, al gruppone di percussionisti che si è piazzato sotto un cavalcavia per far risuonare ancora più forte il pulsare dei loro tamburi.

I chilometri scorrono veloci uno dopo l’altro, e tutto funziona a dovere. Ai ristori cerco di fermarmi il meno possibile (a bere in corsa proprio non riesco) anche se ad un certo punto devo fare i conti con il famigerato “Chilometro Appiccicoso”. Per chi non lo conoscesse, é un tratto di gara caratterizzato da fondo vischioso che rallenta i runners esercitando una forza adesiva sulle loro suole. Nel mondo anglosassone é chiamato “Sticky Mile”. Esiste in diversi gradi di difficoltà, che vanno dalla semplice “Francobollo Lite” alla temutissima “Bostik ultra-strong” dedicata agli atleti più forti e vietato ai barefoot runners. A Berlino era piazzato al Km28 ed è stato gentilmente offerto dallo sponsor PowerBar che ha anche fornito la materia prima: i deliziosi gel ed integratori assaggiati e subito sputati dalla maggior parte dei partecipanti.

berlin-brandenburger-tor

Si vola

Mentre elaboro mentalmente le implicazioni di una promozione del Chilometro Appiccicoso a specialità olimpica per i giochi di Rio2016, mi ritrovo già oltre il trentesimo Km. Sto stranamente bene, pure troppo direi: il Garmin continua a dirmi che sto andando forte e a questo punto della gara potrebbe voler dire che sto dirigendomi rovinosamente contro il muro. Vi risparmio gli scontati giochi di parole che sarebbe possibile fare a proposito del “muro” (e soprattutto della sua assenza) qui a Berlino. Sta di fatto che la crisi non si fa vedere: è la prima volta in quindici maratone che mi sento così bene nella parte finale. Riesco anche a scherzare con altri partecipanti (ricordo in particolare una coppia di Boston ed un trailer bresciano alla sua prima 42km) e ad incitare quelli che vedo in maggiore difficoltà. Tra l’altro siamo nella parte finale e ancora non ho visto gente in crisi vera: è la prima volta che mi capita di non incontrare gli zombie che abitualmente popolano gli ultimi chilometri di una maratona.

berlin-arrivo

Yessss!

Quando mancano tre Km faccio un rapido calcolo e capisco che mantenendo fino alla fine un passo di poco sopra ai 5’/Km posso ancora sperare di acciuffare il personale. So benissimo che si tratterebbe di una performance per me impensabile, ma sto bene e decido di crederci fino in fondo. Dopo tutto, cosa sono tre miseri chilometri? E così accelero ancora, galvanizzato dagli innumerevoli sorpassi, ed incurante dei fotografi penso: “con lo sforzo che sto facendo verrò brutto nelle foto, ma che importa?”. Salto l’ultimo ristoro perché sarebbe solo una scusa per camminare, rovinando tutto.

Il passaggio trionfale sotto la porta di Brandeburgo è davvero emozionante, ma non è ancora finita: il traguardo è la in fondo e quei 200 metri mi sembrano infiniti. Do fondo alle ultime energie producendomi in uno slalom furioso (o almeno così mi sembra) e tagliando il traguardo in 3h4804 regalandomi così un nuovo Personal Best per soli quattro secondi. Rappresenta un miglioramento micrometrico dello 0,029% ma è sufficiente a farmi felice.

Ma le emozioni non sono ancora finite: pochi metri dopo il traguardo il mio sguardo cade su un cartello che riporta la classifica dei primi arrivati e vedo che Wilson Kipsang ha chiuso in 2h03’23” stabilendo il nuovo record del mondo. Un giorno potrò dire ai miei nipoti “Quel giorno cero anchio a Berlino, e non come spettatore. Anchio ho fatto il record, e nelle foto non sono uscito neanche tanto male!

Comments

  1. leonardo says:

    bel racconto! è valso la pena attenderlo!

    1. Foia says:

      Grazie Leonardo 🙂

  2. Andrea says:

    Bellissima gara coronata dal PB e, come al solito, bellissimo racconto!
    Sei un grande atleta ed una grande persona: averti conosciuto alla “Cena delle Medaglie” è stato un piacere enorme.
    A presto,
    Andrea

    1. Foia says:

      Grazie Andrea, scritte da te queste cose mi fanno davvero piacere.
      Ora aspetto di leggere il tuo di racconto!

      1. Andrea says:

        Francesco, ti ringrazio sinceramente a mia volta, ma ho scritto soltanto quello che penso… tutto il bene possibile! Non posso che ribadire tutta la mia stima nei tuoi confronti, come persona e come podista.
        In quanto al mio racconto, ho cominciato a scriverlo sin dalle prime ore post Maratona a Berlino (in piena overdose adrenalinica!), ma da quando sono tornato a casa non ho più avuto tempo libero (a parte un paio di ore, in due giorni diversi, dedicate alla corsa). Vorrei completarlo prima possibile, nel frattempo rivivo le emozioni e le sensazioni attraverso il tuo racconto, scritto con l’ormai consueta e ispiratissima vena narrativa.

  3. sharky says:

    Grande Foia: obbiettivo centrato. Volevi il PB e l’hai fatto.
    Complimenti.

  4. giampietro says:

    ola foia.mi stavo domandando in questi giorni ,che era dalla gara del parco nord che non vedevo un tuo post sul forum….era colpa mia naturalmente ,bazzicando poco poco nei thread riservati ai maratoneti non mi ero accorto quali grandi esperienze avevi vissuto….ti faccio quindi solo ora i miei complimenti per questa maratona e per quella che hai appena corso sul lago e naturalmente per i pb ed i bei racconti che sfoderi sempre.
    ci si vede
    giampifriend

    1. Foia says:

      Grazie Giampi, troppo gentile!
      In effetti ultimamente frequento quasi solo le sezioni del forum dedicate alla maratona… però anche tu potresti venire da quelle parti ogni tanto…. chissà mai che ti viene voglia di farne una 😉

Continuando a navigare in questo sito, autorizzi l'utilizzo dei cookies. Maggiori dettagli

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Chiudi