Dec 152013
 

logo-PM1-e1380051096462Da dove si può cominciare a raccontare un sogno? Dall’inizio? Dalla fine? O forse non importa poi molto da dove cominciare, considerata l’incoerenza e la mancanza di logica del linguaggio onirico? Francamente, non saprei… e allora parto proprio da questo: dalla mancanza di logica che sta dietro alla mia iscrizione a questa Maratona di Pisa. Quattro maratone in un anno sono tante, troppe per uno come me; correrne cinque é quasi una follia. Ma non si tratta solo di una questione di quantità: il fatto è che in questo mio incredibile 2013 ho già avuto molte soddisfazioni e mi sento appagato dal punto di vista dei risultati. E allora perché correrne un’altra? Una risposta razionale non esiste e forse é inutile cercarla. Soltanto una cosa é sicura: sta diventando sempre più difficile fare a meno delle emozioni che solo una gara come la maratona può darmi.

E quindi eccomi qui – senza particolari ambizioni se non quella di divertirmi – al via della Pisa City Marathon. La presenza di tanti amici, la bella giornata di sole e – soprattutto – la mancanza di assilli cronometrici, mi rendono rilassato come mai prima d’ora in zona partenza. La strategia per oggi é semplice: stare con Mario per aiutarlo a migliorare il suo personale; se nel fare questo verrà fuori qualcosa di buono anche per me, tanto meglio. E quindi si parte, subito alla ricerca dei pacers delle 3h45 uno dei quali é un altro amico del Forum: Mullah. Abbiamo circa 40 secondi da recuperare, e quindi impostiamo subito un passo bello allegro, forse troppo. Sul Lungarno mi affianca Stefano e scambiamo qualche piacevole battuta prima che lui acceleri per proseguire la sua mezza. A questo punto avremmo giá dovuto raggiungere i pacers, ma evidentemente anche loro stanno tenendo un ritmo piú brillante del dovuto, probabilmente per costruirsi un po’ di vantaggio da gestire piú avanti. Al sole fa quasi caldo, ma non appena torniamo in ombra sono contento di non aver esagerato nello scoprimi. Devo spesso richiamare Mario all’ordine visto che tende a scappar via, con il rischio di compromettere la gara. Agganciamo i pacers verso l’ottavo Km ma decidiamo presto di lasciarceli alle spalle per evitare il traffico che si é formato attorno a loro, e continuando così ad andare troppo veloci. Dopo il bel passaggio davanti alla basilica di San Piero a Grado, salutiamo i partecipanti alla mezza maratona che tornano verso la città e proseguiamo a ranghi ridotti verso il mare. Le gambe girano bene e corriamo belli sciolti e rilassati. Rilassati al punto che ci concediamo il lusso di fermarci per aspettare un fotografo appena arrivato sul percorso che non era ancora pronto a scattare. Ci siamo messi in posa e siamo ripartiti dopo aver quasi steso con una manata in faccia un runner che arrivava da dietro e non si aspettava la mia posa plastica a braccia larghe.

Passiamo metà gara appena sotto l’ora e 50 e quindi (l’ho già detto?) troppo veloci. Una cosa é certa: oggi il negative-split possiamo scordarcelo. Mario scalpita e a volte sfugge al mio controllo; in un’occasione si produce addirittura in uno scatto per portare la spugna ad un runner che l’aveva mancata. Fino a questo punto, a parte qualche segnale dal ginocchio e dalla pancia, tutto va per il meglio. Al km28 decido di cominciare a gestire il vantaggio e lascio andare Mario che si allontana molto gradualmente. Rimango da solo per poco, visto che mi accodo ad un gruppetto che va molto costante sui 5’20”. Sto con loro per 3 o 4 km poi arriva l’ospite indesiderato: la sciatalgia, e questa volta non – come spesso accaduto negli ultimi mesi – solo sul solito lato destro, ma in stereofonia. Cerco di correre decontratto anche se non ė facile a questo punto della gara. E poi il mal di schiena ha scelto il momento peggiore per colpire: quello nel quale spesso il maratoneta é più debole fisicamente e fragile emotivamente. Quando cioè basta il pensiero, l’idea, la sensazione di avere un problema che la mente ne approfitta amplificandolo e portandolo verso il baratro dello scoraggiamento e della voglia di mollare tutto. Ma l’esperienza mi dice che é proprio in queste situazioni che si decidono le gare, e così tengo duro per non buttare alle ortiche tutto il buon lavoro fatto fino a questo punto.

full-metal-jacket-hartmanProprio nel momento di maggiore crisi vengo raggiunto dai pacers delle 3:45 con Mullah che mi intima perentorio di stare con loro. Ci riesco per un paio di km ma poi sono costretto a lasciarli andare: al km38 mi fermo e mi appoggio ad un albero per cercare di scaricare la tensione alla schiena; alla ripartenza sembra che le cose vadano leggermente meglio, ma la cosa dura poco, anzi… Ora sono solo, con i palloncini che si allontanano, il mal di schiena che non passa e la prospettiva di un PB che sta per dissolversi. Insomma, mi ritrovo in trincea: una trincea scavata nella mente per combattere contro i miei fantasmi. E allora mi immagino che in questa trincea arrivi il Sergente Hartman che mi grida nelle orecchie: “Porta quel culo al di là dell’ostacolo, Palla di Lardo! Ma che fai, Palla di Lardo?! Tu non fai nessuno sforzo per superare questo maledetto ostacolo del cazzo! Guarda che se continui a rallentare, le cose mica migliorano per il mal di schiena, anzi: farai solo durare più a lungo la tua sofferenza! Sai cosa stai facendo? Stai solo cercando un fottuto alibi per rallentare, Palla di Lardo!!!! Smetti di lamentarti e muovi quelle flaccide chiappe!!!!» Beh, non so se ringraziare Stanley Kubrick o la mia testa dura, ma rimane il fatto che il “Metodo Hartman” ha funzionato: sono riuscito a non mollare e ad accelerare negli ultimi 3km. Sul Lungarno supero parecchi runners in crisi tra i quali un signore francese che cerco di incitare con il classico “Allez le bleus” e che mi risponde con un laconico “L’essence est finie“. Nell’ultimo Km raggiungo i pacers che ormai hanno lasciato andare il gruppo dei loro protetti. Mullah mi dedica un ultimo incitamento ad-personam che mi da la spinta necessaria per arrivare in volata nello spettacolare scenario di piazza dei miracoli. Taglio il traguardo in 3:43:55 togliendo quasi altri 4 minuti al mio personale. Mi sembra di sognare, ma l’abbraccio con Mario (arrivato da più di un minuto) mi riporta alla realtà. Sono felice!

Unico lato negativo di questa splendida giornata: non essere riuscito a tagliare il traguardo con Mario. Ma l’avevo capito subito che oggi era in gran forma e sono stra-contento per lui, oltre che fiero di aver in piccola parte contribuito al suo grande risultato.

Comments

  1. Andrea says:

    Francesco, ho finito gli aggettivi sia per descrivere le tue imprese podistiche che per congratularmi per i tuoi straordinari racconti…
    davvero ECCEZIONALE!

    1. Foia says:

      Grazie Andrea. Troppo buono….

  2. Adriano says:

    Grandissimo Francy, penso che mi porterò in tasca il sergente Hartman per la mezza di Vienna.
    Complimenti anche per le tue gesta letterarie.
    Metto il tuo sito fra i miei preferiti.
    Ciao.
    PS: conto di incontrarti quanto prima per passare ancora qualche ora in gradevolissima compagnia come successo a Pisa.
    Adriano.

    1. Foia says:

      Grazie Adrix!
      A Vienna ti voglio a passo di Walzer in coppia con Hartman 😉

  3. marcob says:

    Francesco un racconto equivalente alla prestazione: eccezionale!
    complimenti!!!

    devo ricordarmi del metodo Hartman la prossima volta che mi ritrovo in trincea, magari funziona anche per me 😉

    1. Foia says:

      Grazie Marco!
      Magari potrebbe essere un’idea stampare il faccione del sergente ed incollarlo sul Garmin, così ogni volta che lo si guarda ci becchiamo un bel cazziatone! 😀

  4. Leonardo says:

    Davvero ottima gara e ottimo resoconto!
    Ma…”Palla di lardo” ? non mi sei sembrato ingrassato! 😉

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