Nov 022014
 

eco2014E’ solo una mezza. Non devi preoccuparti. E’ solo una mezza

Questo è il mantra che mi gira per la testa mentre guido immerso nella nebbia alla volta di Alba. Devo spingere la mia memoria parecchio indietro nel tempo per rievocare episodi di “nervosismo pre-gara” come questo. Dopo tante competizioni molto simili tra loro, alla fine si sa quasi sempre cosa aspettarsi e non c’è molto spazio per le sorprese e le novità. Stavolta invece ho un paio di incognite di fronte a me: il fondo stradale e l’altimetria. Non si tratta di un vero Trail (infatti è descritta come “Eco-Mezza”) ma i passaggi in vigna con un dislivello positivo totale di 300m rappresentano per un “uomo di asfalto e di pianura” come me degli ostacoli da affrontare con molto rispetto. Devo ammettere che questa situazione di incertezza mi piace e aggiunge alla trasferta un carattere di sfida che non assaporavo da tempo.

Alla partenza il meteo è perfetto: circa otto gradi, cielo blu e niente vento. Giusto il tempo di fare due chiacchere con l’amico Manuel e si parte. I primi 2km sono tutto sommato normali: asfalto e un po’ di sterrato molto pulito. Bene! Incontro Eugenio e facciamo un tratto assieme: lui oggi corre la maratona rientrando dopo un lungo stop, quindi stavolta ha un passo più tranquillo del mio e lo lascio indietro. Poi la strada comincia a salire: il passo rallenta e il cuore inizia a pompare più forte. Per fortuna siamo solo all’inizio e riesco a non camminare per tutta la salita, anche se rallento molto. Poi si scollina, e lascio andare le gambe, tornando a correre ad un ritmo decente. Che bella sensazione di libertà mentre scendo veloce. Ma… un momento! La pendenza della discesa comincia ad essere un po’ troppo ripida per i miei gusti. Ho paura di cadere e sono costretto a frenare. Dopo qualche centinaio di metri, percepisco le conseguenze di questa andatura innaturale: le ginocchia urlano ed i quadricipiti minacciano di scendere in sciopero. Nel frattempo mi sorpassano in tanti. Sono terrorizzato nel vedere questi pazzi che si precipitano giù dalla collina come se fossero delle bici con i freni rotti.

Dopo questa fase concitata il percorso torna alla normalità e comincia la lunga salita verso Barbaresco, che percorro in compagnia di Eugenio dopo averlo raggiunto (in discesa ero così concentrato sul dove mettere i piedi, che nemmeno mi ero nemmeno accorto che mi avesse sorpassato). Giunti al ristoro del km10, una bella sorpresa: sapevo della degustazione di Barbaresco, ma non pensavo che venisse offerto in calice. Dopotutto, un vino di tale prestigio non può essere servito in volgari bicchierini di plastica. Dopo aver integrato (altro che Gatorade!) si riparte e la strada continua a salire fino al km14. Il panorama è bellissimo, con i colori autunnali delle Langhe messi in risalto dalla brillante giornata di sole. Ma c’è poco tempo per gustare le bellezze paesaggistiche, perché sta arrivando una nuova discesa: meno tecnica della prima, ma molto più lunga. Stavolta, alla protesta delle ginocchia si aggiunge quella dei piedi, che rischiano di sfondare la punta delle scarpe a causa della mia continua necessità di frenare. Se continua così, Domenica prossima altro che maratona di Livorno: mi serviranno delle protesi per deambulare.

Terminata finalmente la discesona, avvisto un gruppo di camminatori e mi accorgo che tra loro c’è anche mia moglie! Mi metto in posa per la foto di rito e lei mi dice sorridendo: “più avanti c’è una bella salitina”. E che sarà mai, mi dico… E infatti, subito dopo il ristoro del Km17 eccola lì: la affronto baldanzoso pensando che ormai siamo alla fine. E dopo pochi metri sono costretto alla resa: devo camminare, e pure piano. Peccato non aver portato la fascia cardio oggi: sarei curioso di vedere dove sono arrivato con i battiti dopo un km di scalata. Ora mancano solo 3km e sembra davvero finita: Alba è laggiù in fondo e la strada è tornata asfaltata. Qui si che riesco davvero a lasciare andare le gambe: mi trovo su una superficie familiare e la pendenza non è esagerata. Mollo i freni e parto in progressione, facendo (credo per la prima volta in vita mia) l’ultimo km in poco più di 4 minuti. Ma le sorprese non sono finite: proprio nel momento in cui taglio il traguardo, sento lo speaker che pronuncia un nome noto. Mi giro e vedo la mia amica Sarah sul gradino più alto del podio, proprio mentre viene premiata per la sua vittoria. Sono contento per lei, se lo merita!

Per chiudere degnamente la giornata, un mega-pranzo (compreso nel costo dell’iscrizione) seduti e serviti a tavola, a base di cibo e vini di qualità, dall’antipasto al grappino in compagnia di tanti amici. Che bello!

Che dire di questa prima esperienza off-road. Indubbiamente mi è piaciuta: bello correre nella natura, bello lo spirito che si respira in questo tipo di gare ma… non credo che sia scattata la scintilla che fa innamorare, il classico colpo di fulmine che ha colpito molti miei amici ora trailer convinti. Penso che ancora per un lungo periodo rimarrò fedele alle gare su strada. A conferma di ciò, appuntamento a Livorno dove Domenica prossima correrò la mia ventunesima maratona.

In pianura e sull’asfalto!

Comments

  1. Andrea says:

    Complimenti, Francesco!
    In attesa della Maratona di Livorno (in bocca al lupo e… dacci dentro!), la tua partecipazione a questa “Eco-mezza” conferma, oltre alle indiscutibili qualità di grande atleta, la tua apertura mentale e di spirito e la voglia di sperimentare e migliorarti costantemente. E se non è scattata subito la scintilla con questa tipologia di gare, poco importa… non tutti gli amori nascono con un colpo di fulmine!

    1. Foia says:

      Se di apertura vogliamo parlare, non è certo quella mentale! Casomai quella delle fauci: la decisione di partecipare a questa gara è stata principalmente dettata da obiettivi eno-gastronomici 🙂

      1. Andrea says:

        Obiettivi pienamente condivisibili! 🙂

  2. franchino says:

    anche io rimango ancora fedele all’asfalto,… ma qualche puntatina come ad alba o valdifassa mi diverte farla! piacere di averti conosciuto,… alla prossima!

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