Nov 092014
 

MARATONA-livorno

Prima o poi doveva accadere: dopo oltre quaranta gare consecutive portate a termine, è arrivato il mio primo ritiro. Mi ero chiesto varie volte “chissà come ci si sente dopo” immaginandomi rimorsi laceranti e drammi interiori. E invece, nulla di tutto questo: soltanto la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta, per evitare danni peggiori.

Ma facciamo un passo indietro. Avendo già raggiunti gli obiettivi cronometrici del 2014, mi ero iscritto a questa gara senza particolari ambizioni se non quella di completare la mia quarta maratona dell’anno; un po’ così, tanto per rimanere in media. Con questo non voglio dire che avessi intenzione di passeggiarmela, anzi: il buon periodo di forma post-Chicago (confermato una settimana fa ad Alba) mi lasciava ben sperare in un risultato interessante. Ma nella “distanza regina” si sa che le incognite sono molte, e basta un imprevisto per rovinare tutto. Questa volta il guastafeste si è materializzato sotto forma di un problema intestinale che ha trasformato il mio sabato pomeriggio turistico in una caccia al tesoro all’insegna della parola d’ordine “Scusi, posso usare il bagno?”

Grazie all’Imodium – che stavolta non ha avuto soltanto la consueta funzione psicologico-preventiva, ma anche quella di vero e proprio baluardo contro l’esuberanza enterica – Domenica mattina la situazione sembra essersi stabilizzata, anche se sono particolarmente fiacco. Decido comunque di provarci (primo errore?) e mi porto in zona partenza utilizzando la navetta messa a disposizione dagli organizzatori. La giornata promette molto bene in termini di meteo, pure troppo… nel senso che alle 8:00 ci sono già 13 gradi ed il cielo sgombro di nubi fa presagire un aumento. E qui faccio il mio secondo errore: indosso un intimo leggero sotto la canotta, dominato dal timore irrazionale di prendere freddo al pancino. Mi pentirò amaramente di questa scelta, ma chi l’avrebbe immaginato che avrei sofferto il caldo a metà Novembre?

pirla a Livorno

Pirla nonostante il canotto

Si parte tutti insieme, maratona, mezza, staffette e stracittadina: un numero sufficiente a riempire le strade non larghissime della città. Dopo meno di un chilometro, siamo già sul lungomare e – grazie all’assenza di traffico e alla complicità di una lieve discesa – imposto fin da subito un passo brillante tra i 5’05” e i 5’10” dicendomi che potrò gestire nell’ultima parte il vantaggio accumulato (terzo errore). Al quarto Km – proprio mentre stiamo avvicinandoci al centro della città – il percorso fa una brusca inversione a U, perdendo un’ottima occasione per diventare interessante e torna invece verso il punto di partenza. Per fortuna c’é la diversione del passaggio all’interno dell’Accademia Navale a distrarci, anche se mi sarei aspettato qualcosa di un po’ più marziale rispetto al clima da libera uscita che ho osservato: gli unici segni di vita notati tra i militari assonnati sono stati qualche fiacco incitamento ad allievi in gara.

Siamo solo all’ottavo Km e passiamo di nuovo in zona partenza/arrivo, dove é situato il primo cambio delle staffette. Io sto abbastanza bene, ma sono più stanco di quanto dovrei essere a questo punto della gara. Si ritorna sul lungomare e al km10 comincia un lungo tratto in lieve salita che mi da abbastanza fastidio, non solo dal punto di vista energetico, ma anche per un dolore al tendine di Achille destro, che pare risvegliarsi proprio oggi dopo due anni di silenzio. Non ci penso, e cerco di correre mantenendo un buon ritmo nonostante la strada continui a salire. Dopo l’undicesimo Km arriva una brutta sorpresa che avrei potuto evitare se solo avessi letto meglio le informazioni sulla gara prima di iscrivermi (quarto errore): un cartello indica che tra poco ci sará il giro di boa e che dovremo passare di qui altre due volte, per altrettanti interminabili noiosissimi giri. Il lungo mare é bello, ma la prospettiva di fare tre volte la stessa strada non mi esalta proprio, soprattutto in una giornata per me delicata come quella di oggi. Cerco di distrarmi guardando i runners che percorrono l’altro lato della strada e mi consolo pensando che per loro questo tratto é più difficile rispetto a me che sto andando in discesa. Ogni tanto avverto qualche fastidio alla pancia, ed i miei occhi sono alla costante ricerca di zone sufficientemente appartate da adibire ad impianto igienico open-air: per fortuna l’Imodium sta funzionando e non ce n’é bisogno. Come temevo, la temperatura é salita e ciò aggrava la mia fatica. Mi rendo conto che non é la classica stanchezza da gara (non siamo nemmeno a metà) ma piuttosto un senso di spossatezza, di vuoto, di esaurimento che non avevo mai provato. Comincio insistentemente a pensare quanto sarebbe bello fare una doccia calda e andare a dormire. Scaccio dalla mente i cattivi pensieri e insisto. Tra poco si passa per la seconda volta sulla linea di arrivo e i partecipanti alla mezza affrontano il loro sprint finale. E bello vederli in volata e li invidio molto pensando che hanno finito le loro fatiche. Io invece sono solo a metà strada, ho caldo, sono stanco e mi ritrovo a correre praticamente da solo. Meglio di cosí…

Sofferenza

Sofferenza

Si ritorna sul lungo mare, dove mi attende per la seconda volta Viale di Antignano con la sua interminabile salita. Il passo stavolta comincia a calare, anche se non di troppo. Ciò che invece non cala é la voglia di farmi un pisolino. Il pensiero di ritirarmi si materializza quasi all’improvviso, cogliendomi di sorpresa. Provo a resistere ricorrendo alla mia usuale testardaggine, ma questa volta non basta: ad essere sfinito oggi non é solo il mio corpo, ma anche la mente. Dopo un altro paio di Km, comincio a vedere Via dei Pensieri (un nome, un destino) e mi dico che dietro all’ippodromo ci sono le docce ad attendermi. Basta questo a convincermi: smetto di correre, fermo il cronometro, stacco il pettorale e comincio a camminare verso il palazzetto, incrociando gli sparuti maratoneti che stanno affrontando il terzo giro.

Non sono arrabbiato, non sono deluso, non sono abbattuto: sono soltanto contento di aver messo la parola fine ad una gara che stavo vivendo male, soffrendo senza divertirmi. Se il percorso fosse stato diverso (in linea, o su unico giro) probabilmente avrei tenuto duro fino in fondo, ma non immagino pensare in quali condizioni sarei arrivato dopo altri 15km. Quindi forse meglio così. E poi, anche questa é esperienza, e cercherò di farne tesoro per il futuro.

A proposito di futuro… per la prima volta dopo parecchio tempo non sono iscritto a nessuna gara. Urge provvedere!!!

PS: Alla fine il GPS mi dice che ho corso per 27Km in 2h19′ che fanno 5’06″/Km di media. Ma cosa diavolo pensavo di fare? Probabilmente sarei saltato anche senza problemi intestinali… Che pirla!

Comments

  1. insane says:

    Per certi versi simile alla mia Londra (non per percorso e partecipazione però…. :D) dissenteria forte il giorno prima,pastiglietta pre-gara e poi con una giornata più calda del previsto la sensazione di malessere che si fa sempre più insistente e che,secondo me,i vari imodium/dissenten tendono ad aumentare in certe situazioni,perchè seccano la bocca,azzerano al saliva…ecc..

    Dai almeno non eri a Londra….. 😀

    1. Foia says:

      Vero!
      Penso che se fosse stata una gara più ‘importante’ avrei tenuto duro fino alla fine

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