Feb 222015
 

VerdiSacro fremito di gloria
Tutta l’anima mi investe
Corriamo alla vittoria!

Sono sicuro che Radamès non sarebbe così baldanzoso se fosse qui con noi alla partenza: pioggia, vento e cinque gradi non sono certo il clima al quale l’eroe verdiano era abituato in Egitto. Perfino noi – che  a queste condizioni siamo avvezzi – abbiamo tutti delle espressioni che nel migliore dei casi esprimono rimpianto per aver abbandonato un caldo e accogliente piumone. Insomma da qui a gridare “Corriamo alla vittoria” la strada è molto lunga. Ben più lunga dei 42km che mi separano dal traguardo di Busseto.

con-miki-alla-partenzaOggi Miki partecipa alla 10km non competitiva, ed è la prima volta che corre con la pioggia d’inverno. I suoi mille dubbi sull’abbigliamento da adottare in gara continueranno fino all’ultimo minuto e la cosa in fondo mi fa piacere: ora anche lei capisce i dilemmi del pre-gara, e forse la prossima volta non mi prenderà in giro come al solito mentre faccio i miei dress-rehearsal in balcone. Per fortuna, il Viale Matteotti di Salsomaggiore è munito di capienti portici dove troviamo riparo in attesa del via, evitando di inzupparci ancora prima di partire. Il tempo di una foto ad opera dell’amico Antonio Capasso, e si parte.

La parte più insidiosa di questa maratona sono i primi 10km, quasi interamente in discesa. Le gambe infatti vorrebbero assecondare la pendenza, ma questo vorrebbe dire andare “fuori giri” e pagare pesantemente il conto nella parte finale. Fino a Fidenza cerco quindi di frenare, tenendo l’andatura entro limiti accettabili e senza mai scendere sotto i 5’00″/Km. A darmi una mano nel raggiungere questo obiettivo, ci pensa un’apparato urinario inspiegabilmente produttivo che impone il mio primo pit-stop già al km7 nonostante un’accurato svuotamento eseguito pochi minuti prima del via.

Il passaggio a Fidenza è piuttosto anonimo, con i rari passanti che ci guardano da sotto gli ombrelli con sguardi più compassionevoli che ammirati. Continua a piovere, e il percorso ora assume un carattere più marcatamente agricolo. Non penso troppo al passo, e guardo il GPS saltuariamente solo per confermare la validità delle mie sensazioni. Dopo aver corso affiancati per circa un km, attacco bottone con un altro runner e ci facciamo compagnia chiacchierando per un bel tratto, poi io mi devo fermare per un’altra sosta e lo perdo di vista. Mentre mi chiedo da dove venga tutta questa pipì e faccio azzardate ipotesi sulle relazioni tra acqua piovana, pressione osmotica e diuresi, arriviamo a Fontanellato dove finisce la mezza maratona. Il mio passaggio a metà gara è di 1h51′ circa. Scrivo “circa” perché non esiste un rilevamento intermedio, e devo quindi indovinare basandomi sul GPS, con tutte le imprecisioni del caso. É solo una delle tante piccole mancanze di questa gara, organizzata in modo piuttosto casereccio. Dopo Fontanellato, il percorso punta verso Nord-Ovest con la conseguenza che alla pioggia battente si unisce un gelido vento contrario: mi rendo subito conto che scegliere di indossare il gilet-antivento è stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.

pushingPoco dopo un ristoro, noto una partecipante che si beve una bustina di Aulin e mi chiedo che senso possa avere questo comportamento… Non so quale problema abbia, ma penso che al suo posto mi sarei ritirato. Ormai – grazie all’esperienza di Livorno – ho superato questo tabù, e ho capito che certe volte è inutile accanirsi a tutti i costi. Certo che oggi, anche volendosi ritirare non sarebbe per nulla facile: nella migliore delle ipotesi si potrebbe farlo ad uno dei traguardi intermedi, rimanendo però con gli indumenti bagnati fino a quando (quando?) si riesca a recuperare la propria borsa depositata a Busseto. Meglio continuare, senza pensare a questa eventualità. Il passo si mantiene costante, e le gambe funzionano ancora bene nonostante sembrino ormai due  tranci di tonno al banco dei surgelati.

Il transito da Soragna è caratterizzato dal passaggio nella Rocca e nel suo giardino all’Inglese, che i proprietari hanno aperto per l’occasione. Fa uno strano effetto correre (seppur per pochi secondi) in un corridoio ornato da arazzi e mobili antichi. Da Soragna in poi, il paesaggio diventa – se possibile – ancora più rurale: lunghi rettilinei con qualche rara cascina quale unico segno ad indicare la presenza dell’uomo. Ad indicare quella del bestiame invece ci pensa una tipica fragranza nota come “Eau de Stalla“. Continuo la mia corsa solitaria: nonostante oggi partecipino diversi amici non incontro nessuno. Probabilmente sono così imbacuccati che anche se mi corressero a fianco non li riconoscerei. Riconosco invece Miss Aulin, e le chiedo se ha funzionato. Dopo qualche attimo di comprensibile diffidenza, mi spiega che oggi è al suo rientro in maratona dopo quasi cinque anni di assenza dalle gare, ed è piena di dolori. Le chiedo se non ha timore di eventuali effetti collaterali, e mi risponde che le è già capitato di prenderlo soprattutto nelle ultramaratone e non ha mai avuto problemi. Bah…  La saluto prima di fermarmi per l’ennesimo pit-stop, e mi preparo ad affrontare gli ultimi Km.

La pioggia sta diminuendo, e anche il vento sembra darci una tregua. Proprio mentre penso che – se si tralascia un principio di congelamento – sto piuttosto bene per essere al trentaseiesimo, la mente comincia a farmi strani scherzi: sento come una musica indefinita girarmi nella testa. Mi sembra di conoscerla… sì: è l’ouverture della Traviata che ho ascoltato centinaia di volte quando ero piccolo, ai tempi in cui mia madre aveva ancora il controllo assoluto sul giradischi di casa. Proprio mentre sto facendo diverse ipotesi di diagnosi neurologiche degne di un libro di Oliver Sacks, mi accorgo che la musica non viene dalla mia psiche, ma  molto più prosaicamente da alcuni altoparlanti che gli organizzatori hanno nascosto tra gli alberi delle vie di Roncole Verdi, villaggio natale del compositore. L’atmosfera è piuttosto surreale ma tutto sommato piacevole, e rappresenta un diversivo che aiuta ad affrontare gli ultimi chilometri.

Ora si tratta di non mollare fino alla fine. Le strade sono deserte, e i runners rimasti davvero pochi. Mi rendo conto che per molti di loro queste condizioni siano particolarmente dure da un punto di vista mentale. Io invece sono abituato a correre da solo, e non mi pesano. Infatti, nonostante il mio passo sia rallentato, supero diversi concorrenti e questo mi da ulteriori energie psicologiche per continuare fino in fondo. Taglio il traguardo in 3h45’12” con il sorriso sulle labbra e la voglia di scherzare con i fotografi. A parte la soddisfazione di essere arrivato in fondo alla mia ventunesima maratona, questa volta sono particolarmente contento perché – nonostante una preparazione non accurata – tutto ha funzionato a dovere: gambe a posto, niente mal di schiena, battiti sotto controllo (alla fine la media sarà di 147bpm) nemmeno l’ombra del muro, e il mio terzo miglior risultato raggiunto con la sensazione di avere ancora del margine.

E con queste buone premesse, ora si pensa a Barcellona!

Comments

  1. Andrea says:

    Francesco, usi la penna come muscoli, cuore e polmoni quando corri… o forse è meglio dire che le tue bellissime prestazioni ed i tuoi grandi risultati meritano di essere raccontati in modo brillante, con stile ed ironia come sai fare in modo esemplare.
    Complimenti per l’ottima prova alle Terre Verdiane, considerando anche che alla fine stavi bene e ne avevi per fare ancora molto meglio!

    1. Foia says:

      Grazie per le belle parole, Andrea.
      Speriamo che sia valido il motto “chi ben comincia….”

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