Apr 252015
 

Ognuno di noi nella propria vita ha fatto qualcosa di particolare, pazzo, meraviglioso, irrazionale, assolutamente inutile o tutte queste cose assieme. Per quanto mi riguarda, ad esempio mi vengono in mente:

  • Andare al lavoro (e partecipare ad una riunione importante) con le scarpe spaiate
  • Catturare un gabbiano con le mani
  • Sbattezzarmi
  • Salvare la vita a qualcuno
  • Imparare l’intro di Firth of Fifth e suonarla quasi come Tony Banks (quasi…)

Da oggi posso aggiungere un altro elemento alla lista: correre 50km (cinquantachilometri) a piedi. Avrei voluto farlo già l’anno scorso, ma purtroppo qualche giorno prima della gara un problema extra-corsa mi aveva costretto a bombarmi di antibiotici al punto da dover rinunciare. E quindi ho rimandato l’appuntamento a quest’anno. La scelta è caduta su questa poco conosciuta manifestazione, principalmente per due motivi:

  • La bellezza del paesaggio. Si corre infatti quasi interamente lungo il fiume Adda in una zona di gran pregio naturalistico.
  • La presenza di tanti amici. Non capita spesso di partecipare ad una gara di cui si conosce quasi il 10% dei partecipanti

Però…  c’è un però: nonostante il nome ufficiale sia “50Km lungo l’Adda” il percorso è di soli 47km, distanza davvero insensata. E così – visto che mi ero messo in mente di farne proprio cinquanta – ho deciso di aggiungere i tre mancanti. Rendendomi conto che per correrli dopo il traguardo sarebbe stata necessaria una forza d’animo che so di non avere, ho preferito farli prima. Bravo: ottima idea! Soltanto che – essendo una gara molto ‘alla buona’ – l’orario di inizio non è definito precisamente e quando sono ritornato in zona partenza dopo il mio lungo riscaldamento…. non c’era già più nessuno. Per fortuna mi seguiva in bici la mia amica e collega Nadia che conosce il percorso e mi ha guidato fino a raggiungere la coda della corsa. Mi ci sono voluti due km abbondanti prima di riagguantare l’ultimo, e non è stato per nulla facile tenere a freno le gambe che volevano recuperare velocemente a tutti i costi.

Dopo aver stabilizzato il mio passo, e trascorso un’oretta chiacchierando piacevolmente, Nadia scatta l’ultima foto (grazie per il servizio!) e se ne va, lasciandomi in compagnia della natura. Sì, perché i partecipanti sono davvero pochi (circa 200, incluse le staffette) e quasi tutti lontani da me a causa dell’inghippo alla partenza. Ma non importa: correre da solo non mi pesa per niente, soprattutto se posso godere di un panorama spettacolare come questo. Il paesaggio è davvero notevole ed è quasi un peccato che questo cielo grigio non ne esalti le caratteristiche. Scrivo ‘quasi’ perché non voglio nemmeno immaginare alla fatica aggiuntiva che si farebbe con il sole ed una temperatura più alta.

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Triplo sorpasso

Il bello di partire dal fondo è che non mi sorpassa nessuno, anzi: continuo a raggiungere concorrenti e a superarli. E’ quasi un gioco: ne inquadro uno nel mirino in lontananza, valuto la differenza di passo e faccio calcoli per stimare entro quanto tempo lo agguanto. Dopo averlo raggiunto e superato, arriva un’altra fase solitaria finché avvisto l’obiettivo successivo, ed il gioco ricomincia. Mi sento bene e i chilometri vanno via uno dopo l’altro senza troppa fatica, anche grazie al passo molto prudente che ho impostato. Stranamente, non sono preoccupato come dovrei per questa gara: non solo è una distanza che non ho mai corso, ma – contrariamente al mio solito – non l’ho preparata a sufficienza. L’ultimo lungo risale infatti a sei settimane fa (a Barcellona) dopo di che ho fatto al massimo un 25km, esattamente la metà della distanza odierna. Eppure mi sento tranquillo e determinato. E la cosa mi piace molto.

Il passo tranquillo mi permette di godere appieno del percorso che (l’ho già scritto?) è davvero bello. Proprio in uno dei punti più spettacolari, ai piedi della centrale idroelettrica di Trezzo, raggiungo alcuni amici e percorriamo un tratto assieme. Manca poco al quarantesimo km, e a questo punto della gara passare un po’ di tempo in compagnia scambiando qualche battuta è più benefico di un ristoro. Peccato solo che sbagliamo strada, imboccando una salita malefica che mi stronca marcando un punto di svolta nella mia gara. Da questo punto in poi infatti comincerà per me la parte più difficile durante la quale dovrò stringere i denti. In particolare, il tratto di Canonica d’Adda (scalini ripidi per scendere fino al letto del fiume, seguiti da un tratto di lastroni sconnessi) e il salitone finale di Groppello mi fanno soffrire.

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50k e non sentirli. Infatti sono 49,4

Soffrire, ma non al punto di spegnermi il sorriso mentre imbocco la pista di atletica che mi porterà al traguardo. E soprattutto, non al punto da togliermi la forza di raggiungere l’obiettivo di oggi che non era quello di natura cronometrica, ma quello di coprire 50km al costo di continuare a correre dopo il traguardo. Cosa che ho fatto per i 600m mancanti, con un sorriso ebete stampato in faccia e sotto gli occhi stupiti (e in alcuni casi pieni di compatimento) dei presenti. Soffrire, ma non al punto da impedirmi di pensare ad obiettivi più ambiziosi che vadano ad allungare la lista delle mie pazzie.

Ah… se vi interessa, poi alla fine l’ho liberato. Il gabbiano che avevo catturato, voglio dire.
Ma quella è un’altra storia…

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