May 042016
 

TimeTravel2

 

Salve, come va?
Sempre uguale

Bastano queste due mie parole a precipitare nello sconforto la gazzella. Probabilmente era convinta che le manipolazioni eseguite durante la surreale seduta di due settimane fa sarebbero state miracolose. E invece no: il problema permane e proprio in questi giorni compie un anno. Tanti auguri alla mia pubalgia.

Ripresasi dallo shock, mi informa che dobbiamo approfondire le indagini per individuare con precisione la natura del problema. Mi fa mettere in piedi, sfoglia velocemente un prontuario, e mentre mi tocca pronuncia strane filastrocche a base di elementi (lì per lì mi ricorda gli Earth Wind and Fire) parti del corpo e organi interni. Poi comincia a contare gli anni a ritroso facendo domande e dandosi risposte, finché decide che il problema è legato a qualcosa successo quando avevo trentatré anni. Quando le faccio presente di non avere avuto traumi in quel periodo, mi dice che la cosa non è limitata al fisico, ma alle emozioni, alle situazioni, ecc. “Cosa le è successo diciassette anni fa?” Mi sforzo di ricordare qualcosa, e sembra piuttosto delusa quando le rispondo che non ricordo nemmeno cosa ho mangiato ieri a cena.

Si passa poi ad una serie interminabile di test “neuro/muscolari” che a differenza della prima volta, oggi sono “orientati al passato“. Proprio quando pensavo (speravo) che il repertorio delle stranezze fosse finito, comincia a farmi discorsi ancora più astratti, mi parla di fiducia nei confronti degli altri ma anche di me stesso. Sembra quasi una seduta psicanalitica, e mi aspetto che da un momento all’altro mi chieda dei rapporti con mia madre. Quando insiste sulla fiducia, mi viene il sospetto che abbia in qualche modo percepito il mio profondo scetticismo. Ma poi capisco… si tratta di un modo per prepararmi alle manovre che seguiranno. Comincia infatti a premere a lungo e con forza sulle creste iliache: mentre cerco di non urlare per il dolore, mi chiede di rilassarmi e di lasciar andare i muscoli addominali. In effetti, resistere e rimanere rilassato durante queste pratiche richiede una notevole dose di fiducia. La cosa si ripete per la zona pelvica e per le costole ‘basse’ in modo meno doloroso ma comunque non piacevole.

Un’altra tornata di domande e di auto-risposte, conto alla rovescia… et voilà: torniamo nel presente. Emmett Brown: non sei nessuno! Mi congeda prescrivendomi il compitino giornaliero di applicare le stesse pressioni eseguite oggi, anche se con minore energia (grazie, troppo buona!)

La tentazione di mollare tutto e passare ad altri metodi è forte, ma la curiosità di vedere cos’altro saprà inventarsi è ancora maggiore. Ci vediamo tra due settimane!

back to the pain

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