Apr 302017
 

Rimini - LogoLe contraddittorie esperienze delle ultime maratone mi avevano portato a pensare che la preparazione non è un fattore così determinante come si crede. Mi riferisco al disastro di Honolulu (preparata seguendo fedelmente la tabella Albanesi) e alla bella sorpresa di Carrara (sostanzialmente non preparata, ma conclusa in modo dignitoso). Affermare che l’allenamento non conti nulla è sicuramente un’esagerazione, ma sono convinto che fattori contingenti (ad esempio il clima oppure eventuali malanni dell’ultimo momento) possano essere molto più determinanti della preparazione, soprattutto per runners di basso livello come me. Insomma, se volevo un alibi per evitare di affrontare una lunga e noiosa tabella, eccolo qua!   

Date queste premesse, arrivo a Rimini con zero preparazione (un solo pseudo-lungo da 26km) e la speranza di cavarmela come a Carrara. Peccato che proprio alla vigilia arrivino problemi gastro-intestinali: un alibi che proprio non avrei voluto. Dopo una notte complicata, mi trascino alla partenza poco convinto e un po’ preoccupato per gli effetti che il vento freddo potrebbero avere sul mio pancino delicato. C’è una bella atmosfera anche grazie al sole splendente e alle scelte musicali degli organizzatori: non le solite tamarrate, ma roba tosta tipo “Whole Lotta Love” e “Firestarter“. E così parto di buonumore, nonostante tutto. I primi km vanno via lisci, grazie al lieve dislivello negativo e all’incitamento del pubblico presente in città. Ben presto supero i pacer delle 4h e imposto un passo piuttosto allegro, nonostante i cambi di ritmo imposti dai numerosi sottopassaggi che si incontrano fuori Rimini.

Rimini - MahaloIl sole è caldo, ma il venticello molto fresco anche se per fortuna non è fastidioso come il vento teso della vigilia. Comunque si fa sentire, e infatti comincio ad avvertire qualche fastidio alla pancia. Cerco di superare il problema dicendomi: “Tranquillo, hai preso il solito magico Imodium. Non può succederti nulla!” e la cosa funziona. Oltre ai trucchetti psicologici, a distrarmi dal problema ci pensa il suggestivo passaggio a Sant’Arcangelo di Romagna, peccato solo per la sadica salita sui sampietrini seguita da dietrofront e altrettanta discesa. Tengo duro ancora per un po’ ma ad un certo punto i dolori mi costringono a fermarmi. Dopo aver concimato un frutteto, rientro sul percorso proprio mentre passano i pacers delle quattro ore, ai quali mi accodo.

Resto con loro fino al passaggio intermedio della mezza ma poi li lascio andare. Mentre vedo i palloncini allontanarsi lentamente, mi rendo conto che oggi non è la giornata giusta per tentare eroismi: cercare un improbabile recupero oltre che inutile (che differenza fanno dieci minuti in più o in meno a questi livelli?) potrebbe essere dannoso non solo per il fisico, ma anche per lo spirito. Ho già imparato a mie spese che non vale proprio la pena arrivare al traguardo sui gomiti dopo grandi sofferenze solo per guadagnare qualche minuto e ottenendo una prestazione comunque mediocre e che lascia l’amaro in bocca e una brutta sensazione per diversi giorni. In queste condizioni è molto meglio godersi il viaggio tenendo il proprio “passo del giorno” e fregarsene del cronometro. E infatti è proprio quello che ho fatto nella seconda parte di gara, prendendomi il tempo di fare due chiacchiere con i volontari dei ristori, scambiando battute con i compagni di viaggio, dando il cinque ai bambini sul percorso (pochi purtroppo) e godendomi la vista del mare nel tratto da Igea Marina a Rimini.

Quando taglio il traguardo, il cronometro segna un imbarazzante 4h20′ uno dei miei peggiori di sempre. Nonostante questo, sono di buon umore e sto già pensando alla prossima. E poi, almeno posso dire di non aver buttato al vento una lunga e faticosa preparazione!

A volte basta sapersi accontentare…

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