Jun 182017
 

Dopo la torrida esperienza di Solaro, la voglia di starcene a casa era davvero grande. E invece eccoci qui per questa altrettanto inedita tapasciata. Inedita solo per noi, visto che è ormai giunta alla trentesima edizione. La giornata – sebbene calda – è ventilata, e siamo arrivati prestissimo, in modo da partire prima che si scateni il caldo. Peccato che la fila al banco delle iscrizioni sia lunghissima e la temperatura salga di minuto in minuto. 

Ma è proprio grazie alla fila che incontro del tutto casualmente la mia collega Nadia che è in fase di ripresa da un lunghissimo infortunio. Corriamo insieme i primi sette chilometri, poi lei si deve quasi fermare per un dolore al polpaccio e ci salutiamo. Il percorso è molto bello, per la maggior parte all’ombra e con lunghi tratti nel bosco. Ma oggi proprio non ho voglia di soffrire e me la prendo comoda, camminando quasi tutte le salite e fermandomi con calma a tutti e quattro i ristori. 

Al decimo km c’è il bivio tra i percorsi da 17 e da 21: l’orgoglio vince sulla fiacca e prendo per quello lungo. E meno male, visto che la parte più bella è nella seconda metà. Peccato solo per un problema di attrito al piede sinistro (mai successo!) che segna gli ultimi cinque chilometri. Fortunatamente non si è formata la vescica, ma ci sono andato molto vicino. Al traguardo super ristoro nella cornice di palazzo Arese Borromeo, con ottima pasta all’amatriciana, e la damigiana di vino “alla spina” che non può mancare nelle gare organizzate degli alpini.

In estrema sintesi: bella manifestazione, promossa a pieni voti e con un solo punto da migliorare: i tempi di attesa all’iscrizione. L’anno prossimo ci torniamo sicuramente.

Sorry, the comment form is closed at this time.