Aug 182017
 

Nella sua breve ma intensa esistenza mi ha accompagnato in giro per il mondo totalizzando oltre 6,500Km. Non mi ha mai tradito, registrando fedelmente i miei successi e le mie disfatte. Con lui ho stabilito i miei attuali Personal Best sia in Maratona che nella Mezza. Con lui ho corso la mia prima (e forse unica) Ultramaratona. Con lui sono entrato nel tunnel del calo prestazionale dal quale sto lentamente tentando di riemergere.   

Ma perché ne sto parlando come se fosse morto? In realtà il fedele Forerunner 910XT gode ancora di ottima salute, eppure l’ho mandato in pensione senza fare troppi complimenti per passare ad un modello più evoluto di cui non avevo assolutamente bisogno. 

È inutile trovare scuse puerili: da qualunque aspetto lo si osservi, il mio comportamento è indice del più irrazionale consumismo, un raptus improntato al feticismo della merce teorizzato da Marx e dettato da quella logica del “consumo quindi sono” così contraria ai miei principi.

Eppure è successo, e ora sono il felice possessore di un ipertecnologico e coloratissimo Forerunner 935 che analizza ogni aspetto delle mie uscite con precisione e rigore degni del CERN. Ora so con esattezza quanto sono lunghi i miei passi, conosco la loro frequenza, l’oscillazione verticale, la mia Vo2Max e tante altre informazioni fondamentali. Ha il metronomo, la bussola, il cardiofrequenzimetro, l’altimetro barometrico, Apps e Widgets a volontà: non vedo l’ora del prossimo aggiornamento che introdurrà l’esame delle urine e l’ECG a 12 derivazioni.   

Solo una cosa non sa fare: correre al mio posto.

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