May 272018
 

Questa volta, di alibi ne ho un’ampia collezione.

Prima di tutto il percorso, che presenta un’altimetria non compatibile con le mie consolidate abitudini padane. Poi il caldo, annunciato per il giorno della gara. Infine l’altitudine: non saremo sull’Everest, ma 1000 metri si fanno sicuramente sentire su uno pseudo-atleta come il sottoscritto. Per non parlare di altri fattori minori come il residuo jet-lag, le abbuffate degli ultimi giorni e il riacutizzarsi della sciatica. Poi ci sarebbe anche la mia condizione pessima, ma questa sta diventando una costante e quindi non vale come alibi. 

Con queste premesse, la partecipazione alla mia terza gara in Giappone non può che essere all’insegna del turismo. E non a caso l’ho scelta proprio per la bellezza dei luoghi, dominati dall’imponente e inconfondibile figura del monte Fuji. Peccato solo che nei due giorni passati da queste parti, la sacra montagna abbia fatto la timida nascondendosi quasi sempre dietro alle nuvole. 

Yamanakako - camping areaIl mattino della gara, ci accoglie una bella sorpresa: il cielo è limpido e la sacra montagna si staglia maestosa dietro la zona di arrivo, allestita nel cortile della scuola elementare locale. Qui si stanno ordinatamente preparando all’evento i 13.000 partecipanti (5.000 per la mezza, e 8.000 per il “giro del lago”) molti dei quali super-attrezzati con ogni comfort, meglio che in un campeggio di lusso. Una volta lasciata la borsa nello spogliatoio (rigorosamente incustodito, tanto qui non rubano nulla) ci avviamo verso la zona di partenza, in riva al lago. E qui mi rendo conto per la prima volta di cosa mi aspetta: la strada è tutta in discesa, il che significa che l’ultimo chilometro sarà in salita. Maledetti!!!

Yamanakako - ready to goVerso le 9:00 saluto Miki (lei farà la versione breve, che parte dopo) e mi schiero in terza griglia. C’è già un bel caldo, e la densità dei partecipanti fa percepire più dei venticinque gradi segnati dal termometro. Per fortuna non c’è umidità e dalle montagne ogni tanto arriva un po’ d’aria fresca. Alle 9:15 in punto si parte, ma con calma visto che c’è un traffico da esodo estivo. Dopo un primo km molto lento il passo torna dignitoso, anche grazie ad un dislivello che mi sembra generalmente negativo. E negativo è soprattutto il fatto che questo tratto dovremo ripeterlo nel finale ma in senso contrario, e quindi in salita. Nel frattempo, il caldo è aumentato e proprio non capisco come facciano molti dei partecipanti a correre con maniche e pantaloni lunghi. Non so se sia pudicizia oppure elio-fobia (i canoni estetici da queste parti condannano senza appello l’abbronzatura, proprio il contrario che da noi). Sta di fatto che mi suscitano compassione.  

Giunti all’estremità nord-est del lago, una grande delusione: il monte Fuji si è di nuovo nascosto dietro nuvole e foschia, proprio ora che ci troviamo nel punto più panoramico, quello dove sarei stato disposto a sacrificare qualche minuto del mio crono per farmi immortalare in una serie di foto da tramandare ai nipotini. Che peccato… Alla delusione, si aggiunge la sofferenza: comincia la salita più impegnativa del percorso e la cammino quasi tutta senza vergogna. La lunga discesa è insidiosa: verrebbe voglia di lasciar andare le gambe per approfittare del dislivello ma inconsciamente tiro il freno, preoccupato di stressare troppo il maledetto nervo sciatico.

Yamanakako - FonzieAttorno al tredicesimo km, la presenza del pubblico (per il resto del percorso piuttosto sporadico) aumenta in corrispondenza del bivio delle due gare e del villaggio di Yamanakako-Mura. Questo non vuol dire che ci sia chissà quale tifo: come sempre, i Giapponesi sono discreti anche in questo e si limitano a sussurrare i loro incitamenti. Quando ormai sono già scoppiato e mi limito a gestire la deriva, ci pensano alcuni tifosi speciali a darmi una scossa: la presenza dei miei anziani suoceri, e soprattutto quella di mio figlio mi da una carica inaspettata quando li incontro al quindicesimo e poi – dopo il giro di boa – ancora al diciannovesimo.

Ormai è quasi finita, mi aspetta solo lo strappo finale che dal lago riporta su alla scuola elementare. Qui il tifo è più presente e mi da la forza necessaria per tenere duro ed evitare la figuraccia di un tempo sopra le due ore. Rimango sotto di poco, ma è una magra consolazione visto che si tratta del mio secondo peggior tempo di sempre. 

Ma almeno questa volta avevo un sacco di alibi, compresa l’assenza del Fuji-san!

 

 

 

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