[Km] Settembre 2018

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Sep 302018
 

Odometer-vintageFinalmente un mese decente, anzi decisamente buono se paragonato all’ultimo periodo. Infatti, i 206.7km corsi a Settembre rappresentano un aumento del 32.7% rispetto alla media dei primi otto mesi dell’anno. Per trovare di meglio, bisogna risalire all’Agosto 2017, mentre la ricerca di un Settembre più ricco di Km ci porta al 2013, mio record assoluto.

Il passo medio è crollato a 05’44″/Km, principalmente a causa della maratona di Oslo: se la escludiamo dal computo infatti si ottiene un 05’33” sostanzialmente in media con l’ultimo periodo. Il numero delle uscite invece è salito a 16, record assoluto a pari merito col 2015. La distanza media è salita a 12.9Km. Il ritardo con lo stesso periodo dell’anno scorso si è più che dimezzato (l’anno scorso sono stato praticamente fermo a Settembre) scendendo a 116Km.

Oltre alla già citata Maratona di Oslo, ho corso una non-competitiva a Rho. Per il resto, tutti allenamenti a-specifici.

Chilometri a parte, la notizia più importante è forse il ritorno delle buone sensazioni, con i 20Km corsi a Rho che sono risultati i più veloci (o meglio: i meno lenti) degli ultimi sei mesi.

31^ Stra Rhodense

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Sep 302018
 

Dopo oltre tre mesi di assenza, oggi si torna al mondo delle tapasciate con la Stra Rhodense. Avevo già partecipato in passato, ma dall’anno scorso il percorso è cambiato, con partenza e arrivo a Lucernate (?)

Come la volta precedente, la ricerca di un parcheggio si rivela degna del Graal. La fila per iscriversi invece… è peggiorata e dobbiamo attendere parecchio in coda con una temperatura piuttosto fresca. Quando finalmente riusciamo a partire il mio umore non è dei migliori anche perché la parte iniziale del percorso non è tra le più panoramiche. Per fortuna corro abbastanza bene, anche grazie al clima favorevole. Al primo ristoro mi riconcilio con l’organizzazione: acqua, the caldo, arance, limoni, quattro tipo di biscotti. Insomma, verrebbe voglia di fermarsi per fare merenda con calma. Invece riprendo scegliendo il percorso da 20km, e mi ritrovo improvvisamente da solo.

Passaggio difficoltoso” dice un cartello. L’unica vera difficoltà è quella per trattenere il vomito alla vista dei rifiuti abbandonati nel bosco. Passando in mezzo a tanta inciviltà, penso che arriveremo a Idiocracy molto prima che nel 2505.  Verso metà gara comincio a sentire un fastidio sotto il piede sinistro: una specie di bruciore sempre più forte che non promette nulla di buono. È un problema di attrito sicuramente causato dalle calze. Provo a spostarle, ad allentare le stringhe, poi a stringerle di nuovo: nulla da fare. Fa sempre più male, soprattutto nei tratti accidentati. Per fortuna oggi – oltre alle gambe – anche la testa fa il suo dovere, e mi spinge a non mollare anche se la tentazione di camminare è molto forte. 

Riesco ad arrivare in fondo correndo, con buone sensazioni generali nonostante il dolore. Anche il ristoro finale è eccellente, soprattutto grazie al risotto con la salsiccia appena fatto. Una volta a casa, due belle sorprese:

  • il problema al piede non è degenerato (c’è una vescica ma gestibile)
  • SmashRun conferma le buone sensazioni: è stata mia migliore uscita da 20km negli ultimi sei mesi. Un buon modo per festeggiare il compleanno!

[Recensione] Oslo Marathon

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Sep 162018
 

pagella

Ecco la mia pagella per la Oslo Maraton.

Velocità percorso: 1 Toglietevi dalla testa ogni ambizione di fare un buon tempo da queste parti: i continui sali-scendi ne fanno una delle più dure maratone che abbia mai corso. In alcuni tratti – almeno per i comuni mortali – si è costretti a camminare per la pendenza.

Bellezza percorso: 3 Belli i passaggi in centro, forse non sufficienti a compensare i numerosi tratti piuttosto anonimi, in particolare quello che costeggia l’autostrada Frognerstranda. Ad aggravare il tutto, la monotonia di dover fare due giri. In quanto ad intrattenimento, qualche Dee-Jay ma nessuna live band. 

Pubblico: 2 La vera delusione di questa manifestazione, dopo le mie altre esperienze in terra scandinava. Poche persone sul percorso (ad eccezione della zona centrale) e sempre piuttosto indifferenti. Sembrava quasi di essere a Milano. 

Assistenza: 3 Nessuna grave mancanza, ma nemmeno le attenzioni che ci si aspetterebbe da un evento di dimensioni piuttosto piccolo (2.350 partenti). Vista la temperatura, qualche bevanda calda e una mantellina anti-vento all’arrivo sarebbero state  apprezzabili.

Medaglia: 4 Non originalissima ma mi è piaciuta. 

Pacco gara: 1 Oltre alla maglia Adidas (pagata a parte) una bevanda energetica in lattina, una barretta e due confezioni di un preparato per zuppa (!)  Un po’ pochino per 90€  

#LuogoEdizioneVelocità
Percorso
Bellezza
Percorso (1)
PubblicoAssistenza (2)MedagliaPacco gara
33Ravenna2018333353
32Oslo2018132341
31London2018445443
30New York2017145342
29Stockholm2017144534
28Rimini Marathon2017333354
27Carrara2017233443
26Honolulu2016234451
25Brescia2016222334
24Las Palmas2016333353
23Valencia2015445433
22Barcellona2015345532
21Terre Verdiane2015522334
--Livorno20143323-3
20Chicago2014445433
19Paris2014345444
18Treviso2014434334
17Pisa2013532443
16Lago Maggiore2013342433
15Berlin2013545532
14Madrid2013245433
13Piacenza2013433534
12Reggio Emilia2012343534
11Torino2012433333
10Copenhagen2012455423
09Milano2012532333
08Garda2011352233
07Hokkaido (JP)2011223553
06Trieste2011342212
05Roma2011354333
04Firenze2010443233
03Venezia2010454322
02Helsinki2010344453
01Milano2010531323
Note: (1) Include l’intrattenimento (2) Include ristori, WC, spugnaggi, assistenza post-traguardo, etc

Oslo Maraton

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Sep 152018
 

OSLO Maraton 2018 - Oslo-Marathon-logoEppure l’avevo studiato alle elementari.
Il sussidiario diceva più o meno:

«La Norvegia è conosciuta come “il paese dei fiordi” che sono insenature molto profonde, scavate dai ghiacciai e poi invase dal mare. Ha un territorio prevalentemente montuoso, occupato dalle Alpi Scandinave. L’unica parte pianeggiante del paese si trova intorno alla capitale Oslo»

Probabilmente l’inconscio ottimista del runner ha preferito ricordare solo l’ultima frase, ignorando tutto il resto. Se solo avessi avuto il buon senso di mettere l’aggettivo «pianeggiante» nel giusto contesto, avrei forse potuto trarre vantaggio da un benefico dubbio.

Ma purtroppo, si sa, il buon senso non alberga nella mente dei runners. E quindi eccomi qui, al via della mia trentaduesima maratona: infortunato, non allenato, totalmente ignaro del percorso e con la pia illusione che «tanto 42km in un modo o nell’altro si portano a casa».

OSLO Maraton 2018 - Griglia 2Siamo pochini alla partenza. Sapevo che questa maratona non è un grande evento. Sapevo anche della concomitanza con una Major del calibro di Berlino, che attira moltissimi partecipanti dal Nord Europa. Nonostante questo, mi aspettavo una partecipazione un po’ più cospicua rispetto ai 2.349 partenti. Siamo più o meno al livello di Reggio Emilia, ma senza quella bella atmosfera. Già, l’atmosfera… mi sembra tutto un po’ sotto tono: pochi partecipanti, poco pubblico, niente musica. Per fortuna che c’è un bel sole a inondare di obliqua luce nordica le strade della capitale, altrimenti sarebbe tutto piuttosto triste. 

Lo start avviene senza troppe cerimonie: PUM! Partiti. Dopo pochi chilometri siamo già fuori dal centro (Oslo è piuttosto piccola) e attraversiamo una zona residenziale costellata di ambasciate. Il percorso è fin da subito abbastanza ondulato, e all’altezza del Frognerparken comincia il primo lungo tratto in pendenza. Riesco a percorrerlo correndo, ma la mente pensa già al secondo giro quando le mie condizioni non saranno sicuramente le stesse. Attorno al nono chilometro il paesaggio cambia drasticamente: si abbandona la zona residenziale, e un sottopasso ci porta a costeggiare l’autostrada E18. È il tratto meno bello della gara, non solo per il panorama ma soprattutto perché non è mai simpatico correre a fianco del traffico. Cerco di distrarmi guardando alla mia destra dove la vista costiera del Oslofjorden è molto più piacevole, grazie anche alle numerose imbarcazioni dello Yacht Club.

OSLO Maraton 2018 - Sandra«Ciao! Non ci sono tanti Italiani oggi» la voce alle mie spalle è quella di una giovane runner che ha voglia di scambiare qualche parola, attratta dalla scritta ITALIA sulle mie spalle. Si chiama Sandra: una tedesca di origini italiane, bresciane per la precisione. Procediamo assieme per alcuni chilometri e grazie alla sua compagnia non penso alla fatica e ai dolori che stanno cominciando a radunarsi attorno a me. Ci rivedremo più avanti, quando il mio stato psico-fisico sarà ben peggiore e lei mi sorpasserà impietosamente.

Il passaggio in centro è l’unico con un po’ di pubblico, concentrato soprattutto nella zona di Pipervika e attorno alla Fortezza di Akershus. Poi – dal km15 – comincia la parte più dura, con una salita costante di oltre due chilometri che porta fino al parco di Knudsens plass. Fortunatamente condivido la fatica con Alan, un simpatico coetaneo londinese col quale chiacchiero a lungo di corsa e altre amenità. Mi dice con entusiasmo che l’anno prossimo correrà la maratona di Roma. Non me la sento di dirgli che la gara è a rischio a causa di una patetica dimostrazione dell’italica cialtroneria.

OSLO Maraton 2018 - Km20Finalmente si scollina e la strada comincia a scendere, riportandoci verso il Rådhuset ossia il municipio, dove ogni anno ha luogo la cerimonia per la consegna del Nobel per la Pace. È proprio durante questo discesone che incontro Miki sul percorso. Ottima la sua scelta: grazie alla pendenza favorevole, nella foto sembra che io stia correndo con facilità e non si notano quasi i segni di ictus insorti durante la salita. Mi fermo per darle un bacetto salato (Yuck!) e riprendo Alan. Quando siamo quasi alla fine del primo giro ci supera un gruppetto di “Gubbio Runners”. Li saluto chiedendo come va: “il polpaccio non collabora, ma ora lo faccio ragionare” risponde uno di loro. Anche con lui, ci rivedremo più avanti. 

«Nonostante la latitudine, il clima della Norvegia è relativamente mite per via della Corrente del Golfo che mitiga le temperature soprattutto a sud e sulle coste»

E meno male che c’è la Corrente del Golfo col suo benefico influsso, altrimenti che succederebbe? Siamo a metà Settembre, e la temperatura massima stenta a raggiungere i quindici gradi. D’accordo che col fresco si corre meglio, ma qui stiamo parlando di una ventina di gradi in meno rispetto ai due mesi precedenti durante i quali mi sono allenato (o almeno, avrei dovuto). Spero di non beccarmi un accidente, visto che sono in canotta e ogni volta che mi concedo una pausa al passo mi raffreddo velocemente. Sì, perché ormai siamo oltre metà gara e la mancanza di preparazione sta già presentando il conto costringendomi a camminare sempre più spesso e più a lungo. Per fortuna incontro Nicola, un simpatico dentista pugliese fan del grande Pietro Mennea. Grazie alle piacevoli chiacchiere scambiate con lui riesco ad affrontare la salita del venticinquesimo senza troppe pause.  

Nel settore primario grande importanza riveste la pesca del salmone e del merluzzo che vengono esportati in tutto il mondo” 

Memore delle nozioni apprese in giovane età, temevo di trovare aringhe affumicate ai ristori, magari accompagnate dai famigerati cetrioloni sotto sale che avevano allietato le mie altre maratone scandinave. Nulla di tutto questo: solo delle normalissime banane. L’unica cosa un po’ strana è stato il ristoro speciale RedBull. “Speciale” non solo in quanto sponsorizzato dalla famosa bevanda energetica, ma per un fatto molto più semplice: qui si beve solo RedBull. Niente sali minerali, niente acqua, niente Coca Cola: solo esclusivamente RedBull. Non avendola mai assaggiata prima, sono un po’ preoccupato che mi faccia un effetto simile a quello manifestato da Peter Griffin. Ma la sete è tanta e me ne sparo un bicchierone, fortunatamente senza conseguenze.    

Siamo verso la fine. Della gara. Ci tengo a precisare “della gara” perché le mie energie sono finite ormai da parecchio. Ormai corro solo in occasione delle discese; nei tratti in piano cammino senza vergogna e in salita arranco pietosamente. Ed è proprio mentre affronto per la seconda volta la salita più impegnativa che raggiungo Mauro: a quanto pare il suo polpaccio si sta vendicando per la brutalità subita in precedenza, facendolo soffrire parecchio. Stringiamo i denti e ci incitiamo a vicenda, con l’obiettivo di fare almeno l’ultimo km correndo in modo dignitoso. E a giudicare da questo filmato esclusivo girato da Miki (santa donna)  riusciamo a dare l’impressione di star bene. 

 

Taglio il traguardo con l’ennesima prestazione imbarazzante (4h28′) ma comunque contento per essere arrivato sano, evitando un ulteriore peggioramento. La cosa sorprendente è che chiudo quinto degli Italiani. Poi controllo meglio la classifica e trovo una spiegazione: eravamo solo in sedici a partecipare e quasi tutti di una certa età, cosa spiegabile dal costo considerevole di questa trasferta improponibile per un giovane. 

Per concludere, le quattro cose che ho imparato da questa maratona:

  1. Partecipare a gare esotiche e molto costose per ottenere risultati in classifica.
  2. La RedBull non è altro che acqua gasata molto dolce. In pratica gazzosa, ma cara
  3. Mettere più spesso la canotta della nazionale, visto il fascino che esercita sulle concorrenti femminili
  4. Ogni tanto è opportuno ripassare il sussidiario delle elementari