Jun 032017
 

 


Ad Agosto da quelle parti fa fresco

Ricordo molto bene ciò che mi ero detto fiducioso al momento di iscrivermi alla maratona di Helsinki, nell’ormai lontano 2010. La verità fu ben diversa, e i ventotto gradi che accompagnarono quella sofferta giornata lasciarono il segno, rendendomi piuttosto scettico riguardo alle condizioni climatiche che avrei potuto trovare qui a Stoccolma. E invece… nei giorni precedenti la gara di gradi ne ho trovati poco più di dieci, accompagnati da un forte vento gelido e rallegrati da acquazzoni improvvisi. Mamma Mia!   

Almeno questa volta, a differenza di molte (troppe) maratone recenti, i giorni della vigilia non sono stati disturbati da problemi fisici di varia natura e ho così potuto concentrare le mie preoccupazioni unicamente sul meteo e sull’abbigliamento appropriato. In tempi migliori, non avrei avuto dubbi: con 10 gradi si corre in canotta! Ma ora devo fare i conti con la mia scarsa condizione e so già che nella parte finale dovrò camminare a tratti (forse lunghi) il che significa prendere freddo se non si è coperti a sufficienza. 

Il bello di una gara con partenza a mezzogiorno, è che si evita la solita levataccia e si possono fare le cose con molta calma, perfino concedersi una prolungata “prova costume” all’aperto per decidere l’abbigliamento. E per fortuna pare proprio che oggi il meteo abbia ricordato che siamo a Giugno e voglia gentilmente concedere una tregua parziale: non piove e – cosa più importante – non c’è vento.  Se rimangono questi tredici gradi ci saranno le condizioni ideali per correre.

Dopo un breve viaggio in metro fino alla stazione Stadion, seguo la massa colorata di runners che si riversa nella zona partenza allestita nel complesso Östermalms IP, dietro lo stadio olimpico. L’atmosfera è quella dei grandi eventi, ma allo stesso tempo è molto rilassata grazie anche all’organizzazione impeccabile (tanto per dire: ci sono anche i ristori pre-gara con acqua, sport drink e banane Chiquitita, o forse Chiquita… non ricordo bene)  Un aspetto che invece si potrebbe migliorare è il numero di bagni chimici: dopo venticinque minuti di fila, al sopraggiungere delle doglie mi sono arreso e l’ho fatta dietro un muretto con la paura di essere arrestato in flagranza per quello che forse da queste parti è considerato un reato contro l’umanità (per poi scoprire che c’erano bagni e vespasiani anche in griglia di partenza)pre gara

Dopo la presentazione dei top runners (c’è anche il mio mito Yuki Kawauchi. WOW!) la gara prende il via riversando sul Lidingövägen un fiume di tredicimila runners. Nonostante la larghezza delle strade, l’alta densità dei partecipanti costringe a stare molto attenti a dove si mettono i piedi, anche perché a causa della discesa che caratterizza i primi due chilometri si tende a prendere velocità involontariamente. Ci pensa la prima salita a smorzare gli entusiasmi: è solo il primo assaggio di un percorso famoso per essere piuttosto ondulato e muscolare.

Fuck the bridge

I passaggi nelle vie del centro sono molto suggestivi, sia per l’aspetto scenico ma soprattutto per il tifo molto presente e caloroso. Inoltre, grazie alla mia canotta della nazionale ricevo numerosi incitamenti ad-personam: non sentivo gridare “forza Italia” così tanto dai tempi oscuri dell’ex cavaliere. Dopo l’attraversamento di Gamla Stan (la città vecchia) e una serie di saliscendi, si affronta per la prima volta lo spauracchio del ponte Västerbron: non è una grossa asperità in termini di pendenza, ma sembra interminabile. Il pubblico lo sa e si organizza per garantire supporto extra ai runners nella parte più difficile del tracciato. Tra le varie manifestazioni di tifo, simpatici i numerosi cartelli “Fuck the bridge” e quello di un gruppo di biondine in cima al ponte che recita “End of the Bridge Party

Oltre al tifo, ci pensano gli intrattenimenti organizzati a rendere più piacevole la gara. Ce n’è per tutti i gusti: dalle rock band ai DJ sets, dalle bande di ottoni ai cori gospel. Insomma… non resta che dire “Thank you for the music“. Per i maschietti, esiste anche un’altra attrattiva: la massiccia presenza tra i partecipanti di bellezze nordiche che suscitano un costante rilascio di testosterone a livelli che possono essere considerati dopanti. 

Al ristoro di metà gara, ecco la trionfale comparsa di una vecchia conoscenza: gli inspiegabili cetrioloni sotto sale che avevo già incontrato a Helsinki. Deve trattarsi di una tradizione nordica che proprio non riesco a comprendere: ma come si fa a mettersi nello stomaco degli oggetti così indigesti mentre si corre? La maggior parte dei locali ne va pazza e si rivolge ai volontari con le mani tese gridando Gimme! Gimme! Gimme! Anche questa volta decido di non rischiare e così mi rimarrà il dubbio di quali siano le loro miracolose proprietà. Altri forestieri invece li hanno provati e pare che non abbiano apprezzato molto: l’asfalto è infatti costellato di oggetti verdastri che ricordano dei sinistri lumaconi spiaccicati. Per evitarli bisogna procedere a saltelli, quasi ballando come una vera Dancing Queen

Si arriva così nell’unica zona leggermente noiosa del percorso, vuoi per la scarsità di pubblico nel parco di Lindarängsvägen, vuoi perché attraversa gli unici tratti di periferia un po’ bruttini. Attorno al ventiquattresimo km arriva purtroppo un allarme dalla zona inguinale: la cara vecchia Puby ha deciso di svegliarsi. Speriamo che rimanga solo un allarme e non si trasformi in un S.O.S. Nel frattempo l’etiope Abrha Milaw taglia il traguardo in due ore undici minuti e spiccioli canticchiando “The winner takes it all

Dopo il passaggio al luna park e al museo degli Abba (li conoscete?) si abbandona l’isola-parco di Djurgården per tornare su quella di Östermalm, dove il tracciato si ricongiunge alla sezione già percorsa a partire dal quarto chilometro. Qui non c’è il luna park, ma sembra comunque di essere sull’ottovolante a causa dei sali-scendi continui. Peccato che ora i runner non siano più belli freschi come ad inizio gara, ma abbiano nelle gambe circa trenta chilometri a renderli meno arzilli. A complicare ulteriormente le cose, la mia pubalgia “intermittente”: il dolore si accende non appena arriva una pendenza, si attenua in pianura e sparisce in discesa. Dovrò gestire questa alternanza fino al traguardo. Prima però bisogna affrontare il maledetto ponte per la seconda volta, e non è cosa facile vista la situazione. E infatti sono costretto a camminare per tutta la lunga salita, nonostante l’incitamento del pubblico. Mi spiace deludere i miei tifosi, ma non posso fare altrimenti.

Dopo la temporanea illusione concessa dal discesone, gli ultimi nove chilometri sono molto duri visto che ormai ho finito la benzina e devo trovare il modo di arrivare fino in fondo. Ci pensa il clima a contenere frequenza e durata delle mie pause: è tornato un po’ di vento e non appena cammino il freddo mi costringe a corricchiare in modo da non raffreddarmi troppo. Ma ormai è quasi fatta: lo si può intuire anche dall’aumento del pubblico negli ultimi due chilometri.

Il finale nello stadio olimpico (costruito per i giochi del 1912 e teatro di ben ottantatré record di atletica) è davvero emozionante. So benissimo che il tifo proveniente dagli spalti gremiti non è indirizzato ad alcun atleta in particolare (e tantomeno al sottoscritto) ma mi fa sentire importante e mi aiuta a sprintare in un giro di pista che rimarrà per sempre nei miei ricordi. Quello che invece cercherò di dimenticare in fretta è il risultato cronometrico (4h12′) che comunque non riesce a sminuire questa bella esperienza. Anzi, alla fine sono abbastanza contento: considerando la mia scarsa condizione e la durezza del percorso non è stata la Waterloo che avrebbe potuto essere.  

Concludo con un doveroso ringraziamento a  Björn, Benny, Agnetha e Frida (ma soprattutto Agnetha e Frida) per avere fornito la colonna sonora.  

E ora si pensa alla prossima (la trentesima) che sarà una Major!

 

May 312017
 

Odometer-vintageIl mese  che si conclude oggi è stato un’eccezione alla regola che vede tradizionalmente Maggio come uno dei mesi più fiacchi della mia stagione. Con i suoi 186Km è stato anzi il mio miglior Maggio di sempre e secondo mese di questo 2017. 

A non migliorare è stata invece la qualità: distanza media scesa ulteriormente a 11.6Km, passo medio assestato sui 5’22″/Km e – forse quello che più conta – una sensazione di fiacca generale per la quale temo non si possa incolpare unicamente il caldo improvviso.

Due tapasciate (Rosate e Cesate)  e la mezza maratona di casa corsa molto male. Per il resto, tante uscite senza particolari obiettivi nonostante ci sia una maratona all’orizzonte. Ciliegina finale: il risveglio della pubalgia e alcuni doloretti inediti alle ginocchia.

In queste condizioni, sarà molto dura a Stoccolma.

May 282017
 

Opera o Cesate? Questo il dilemma di oggi…
Dopo aver considerato pro e contro, ho deciso per Cesate soprattutto per un motivo: per quanto mi ricordo, il percorso di Opera è per la maggior parte al sole mentre a Cesate ci sono lunghi passaggi nel bosco che rendono la temperatura molto più sopportabile. Inoltre, a Opera c’è la partenza unica alle 9:30 mentre a Cesate si può partire già dalle 8:00 con tutto il vantaggio climatico che ne consegue. 

E infatti – grazie anche alla rapidità dell’iscrizione, ben organizzata – alle 8:20 sono già in movimento. L’idea per oggi è di portare a casa una ventina di km ‘soft’ come ultimo lavoro in previsione della prossima maratona, stando molto attento a non strafare e a non acciaccarmi. I primi km vanno via tranquilli, nonostante la colazione ogni tanto risalga a trovarmi. Proprio a causa dello stomaco un po’ sottosopra, quando arriva il primo ristoro non me la sento di bere e mi limito a succhiare un po’ di limone: pagherò questa scelta più tardi. 

 

Probabilmente la mia memoria fa brutti scherzi, oppure hanno cambiato il percorso dall’ultima volta che ho partecipato: fatto sta, che i tratti al sole oggi mi sembrano molto più lunghi e numerosi e la sofferenza aumenta in proporzione. Ci si mette anche il mal di pancia che mi costringe ad una sosta prolungata dopo la quale è davvero difficile ripartire. Per fortuna ci sono i ristori dove bevo in abbondanza e mi bagno per abbassare la temperatura. A quello del km17 c’è la cosa più bella della giornata: un tubo dell’acqua aperto sotto il quale mi regalo due minuti di goduria assoluta. Altro che Jacuzzi!

Quando mancano tre chilometri raggiungo Miki che sta camminando e non ha intenzione di correre nemmeno un altro metro, scoppiata malamente pure lei. In effetti le persone che camminano oggi sono parecchie, segno che il clima ha mietuto numerose vittime. Al ristoro finale non mangio nulla (cosa inusuale per me) e mi concentro sui liquidi scolandomi almeno un litro di roba e consolandomi pensando ad una cosa: la prossima gara la correrò con la metà dei gradi di oggi.  

Ci si vede a Stoccolma!

May 142017
 

Si tratta della gara di casa, nel senso che se fosse più vicina partirebbe dal mio soggiorno. È stata la prima gara in assoluto alla quale ho partecipato, nel lontano 2008. A quei tempi era organizzata dall’associazione Buccinasco di Corsa ed era esclusivamente in versione “tapasciata”. Col tempo è diventata via via più popolare e la gestione è passata a “Verde Pisello” che ha aggiunto la 21km competitiva.

Negli ultimi anni l’ho disertata a causa di conflitti con la preparazione alle maratone autunnali. Quest’anno è stata anticipata a Maggio e visto che ultimamente le maratone non le preparo, non c’erano scuse. Anzi: la partecipazione a questa mezza poteva essere un’ottimo alibi per evitare un lunghissimo che proprio non avevo voglia di fare. E quindi eccomi al via con zero preparazione (questa non è una novità: mai preparato una mezza in vita mia) piuttosto fuori forma e senza particolari stimoli se non quello di farmi una corsa col pettorale dalle mie parti.

Non ho obiettivi precisi, ma penso di poter puntare ad un mediocre 1h50′ senza troppi problemi. La strategia è quella consolidata del positive split: parto attorno ai 5’00″/km, li tengo finché posso e poi gestisco l’inevitabile calo. Peccato che l’entusiasmo iniziale e la “febbre da pettorale” mi spingano in un territorio che non frequento da molti mesi: quello sotto i cinquealkilometro. Rimango in questa zona ostile per i primi nove km finché – sorpresa sorpresa – scoppio fragorosamente. C’è da dire che le condizioni meteo non aiutano: fina a due giorni fa sembrava Novembre, e proprio oggi il meteo ha deciso di risolvere la propria crisi di identità spingendo la temperatura ai livelli che competono a questo periodo. Peccato che il fisico non sia ancora abituato e che dimostri la propria intolleranza alle temperature over-20. 

Per un po’ cerco di limitare i danni, poi sbrago del tutto e cammino abbondantemente ad ogni ristoro e spugnaggio. Ho uno scatto di orgoglio negli ultimi due km e cerco di arrivare in volata simulando una freschezza che non mi appartiene (vedi foto all’arrivo). Il crono finale conferma il mio pronostico iniziale migliorandolo di ben tre secondi. Quando uno si conosce….

Note sulla manifestazione: organizzazione buona, con molti simpatici volontari sul percorso. Pubblico assente, ma questa non è una sorpresa conoscendo i miei concittadini. Molto apprezzata la birra al ristoro. Un po’ meno la maglietta, davvero inguardabile.