[Recensione] Tokyo Marathon

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Mar 042019
 

Prima di analizzare la Tokyo Marathon sono doverose due premesse, per mettere nel giusto contesto un giudizio che per certi aspetti potrà sembrare severo:

  1. Si tratta di una delle World Majors, le sei maratone più rinomate e importanti al mondo.  
  2. L’edizione 2019 è stata contrassegnata da freddo, pioggia e vento. Prima e durante tutta la gara

Velocità percorso: 4 Tracciato molto filante grazie ai numerosi drittoni. Non ho dato il massimo dei voti solo a causa di alcuni cavalcavia e sottopassi che spezzano il ritmo. 

Bellezza percorso: 3 A parte alcuni passaggi monumentali (Asakusa, e Zōjō-ji ad esempio) il percorso è estremamente cittadino, a base di vialoni, treni sopraelevati, e grattacieli. Numerosi gli intrattenimenti, ma nella maggior parte dei casi non visibili dal percorso, probabilmente perché spostati in posizioni defilate al riparo dalla pioggia  

Pubblico: 4 Pubblico molto presente lungo tutto il percorso, e piuttosto caldo considerati gli standard giapponesi. Fantastici i volontari che incitavano tutti, sempre col sorriso sulle labbra nonostante fossero inzuppati e infreddoliti come e più dei runners. 

Assistenza: 3 Luci e ombre alla voce assistenza. Operazioni di ingresso ai gates di accesso velocissime. Stessa cosa per deposito e ritiro borse. Volontari ovunque sempre pronti a dare informazioni e ad assistere (uno si è precipitato ad aiutarmi quando ha visto che ero in difficoltà nel mettermi la mantellina termica che volava via). D’altra parte, insufficiente preparazione al meteo avverso: mancanza di zone dove ripararsi dalla pioggia prima della partenza; bevande gelide ai ristori; lungo giro prima di ricevere finalmente la mantellina termica; spogliatoi inadeguati. 

Medaglia: 4 Bella e abbastanza originale. Molto bello anche il nastro. Peccato solo che sia un po’ piccola.  

Pacco gara: 4 Non molto oltre alla maglia tecnica Asics (carina). Ho dato un voto alto per il costo di iscrizione assolutamente onesto per essere una Major (circa 100€)

#LuogoEdizioneVelocità
Percorso
Bellezza
Percorso (1)
PubblicoAssistenza (2)MedagliaPacco gara
35Elba2019142344
34Tokyo2019434344
33Ravenna2018333353
32Oslo2018132341
31London2018445443
30New York2017145342
29Stockholm2017144534
28Rimini Marathon2017333354
27Carrara2017233443
26Honolulu2016234451
25Brescia2016222334
24Las Palmas2016333353
23Valencia2015445433
22Barcellona2015345532
21Terre Verdiane2015522334
--Livorno20143323-3
20Chicago2014445433
19Paris2014345444
18Treviso2014434334
17Pisa2013532443
16Lago Maggiore2013342433
15Berlin2013545532
14Madrid2013245433
13Piacenza2013433534
12Reggio Emilia2012343534
11Torino2012433333
10Copenhagen2012455423
09Milano2012532333
08Garda2011352233
07Hokkaido (JP)2011223553
06Trieste2011342212
05Roma2011354333
04Firenze2010443233
03Venezia2010454322
02Helsinki2010344453
01Milano2010531323
Note: (1) Include l’intrattenimento (2) Include ristori, WC, spugnaggi, assistenza post-traguardo, etc

Tokyo Marathon

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Mar 032019
 

Ci sono voluti sei anni!

Dopo ben cinque tentativi consecutivi andati a vuoto, finalmente al sesto anno mi hanno estratto nella famigerata lotteria e così eccomi qua. Certo che per questa grande occasione mi sarei aspettato delle condizioni meteo non dico perfette come quelle di ieri, ma almeno decenti. E invece manca ancora un’ora alla partenza e mi ritrovo già inzuppato e infreddolito cercando riparo sotto un ponte assieme a tanti altri profughi. Se poi al clima aggiungiamo l’atmosfera non proprio elettrizzante tipica dei pre-gara Giapponesi, verrebbe quasi voglia di tornare a dormire dopo un bel bagno caldo. Ma ormai siamo in ballo e non ci si può tirare indietro: la medaglia della mia quinta Major mi aspetta.

   

 

Mentre lentamente raggiungo la linea di partenza mi libero degli indumenti fradici, e l’aria gelida mi colpisce con un diretto allo stomaco di quelli che lasciano il segno. Gli effetti sono quasi immediati: non sono ancora passato dalla start-line e già ho mal di pancia. Ma ormai non ci sono più bagni in quest’area e mi tocca portare pazienza sperando che passi.

Nonostante il gran numero di partecipanti (37,500 circa) si corre abbastanza fluidamente fin da subito, grazie ai larghi vialoni di Shinjuku. A rendere i primi chilometri più facili – oltre all’entusiasmo (leggi spavalderia) tipico della partenza – contribuisce un percorso in costante lieve discesa. Il mal di pancia va e viene, ma quando arriva è sempre più fastidioso. “Eppure – penso –  ho preso il solito Imodium preventivo che mi rende invincibile. Non è possibile che abbia questi fastidi!” Eppure ci sono… Di fermarsi in un angolo per liberarsi non se ne parla: non solo siamo in un contesto estremamente urbanizzato, ma qui se ti fermi anche solo a far pipì in un angolo rischi l’arresto da parte della discreta ma onnipresente e inflessibile polizia. Quindi non resta che trovare un bagno, ma non è così semplice. Lungo il percorso ce ne sono davvero tantissimi e includono anche quelli delle stazioni di servizio e dei vari convenience stores (in Giapponese コンビニ, kombini). Peccato che siano usati da tutti e che di conseguenza siano assediati da interminabili file. Dopo averne scartati parecchi troppo affollati, mi rassegno alla coda fermandomi nei paraggi della stazione di Idabashi. Perdo circa quatto minuti e quando riparto mi sento molto meglio.

Cerco di recuperare – oltre al mio ritmo – una temperatura corporea degna di un mammifero, visto che durante l’attesa i vestiti fradici mi si sono ghiacciati addosso. Ma non è facile trovare motivazioni. Il percorso non è dei più esaltanti, forse a causa del brutto tempo che rende tutto più grigio. Anche l’intrattenimento non raggiunge il suo scopo di alleggerire le nostra fatiche visto che spesso – forse proprio a causa della pioggia – si trova in posizioni defilate e risulta poco visibile e udibile da chi corre. Non resta che il supporto del pubblico, numerosissimo (specie se si pensa alle condizioni meteo) ma sempre piuttosto discreto e raramente sopra le righe. Con qualche eccezione, tipo il tifo che mi hanno riservato le fan personali al ventesimo km:    

Per chi non conoscesse il Giapponese, l’unica parola che sono riuscito a biascicare (寒い – samui) significa “Fa freddo!

Come sempre, incontrare facce note sul percorso fa molto piacere e ha un effetto quasi dopante. Anche per questo, l’umore è piuttosto alto quando raggiungo metà gara e il cronometro indica un tempo (2h02′) molto migliore rispetto alle aspettative, soprattutto se si tolgono i 4′ della pausa-bagno. Ma l’entusiasmo dura ben poco: il mal di pancia ritorna inaspettato e con prepotenza. Stavolta non cerco di resistere e alla prima occasione utile (i bagni chimici situati nel Kiyosumi Garden) mi fermo per un’altra lunga pausa. Mentre riparto, considero seriamente la possibilità di fare causa alla Johnson & Johnson per l’inefficacia del loro farmaco e per non aver segnalato “fiacca e gambe molli” tra i possibili effetti collaterali.

Questa volta la ripartenza è più problematica e mi ci vorrà un bel po’ prima di recuperare una temperatura corporea compatibile con la vita. Cerco di mantenere un’attitudine positiva parlando con alcuni compagni di viaggio (riesco perfino a beccarne uno che abita  non lontano da casa mia) ma le circostanze non favoriscono una conversazione brillante, e ci limitiamo a brevi scambi simili a bollettini medici. Gli usuali problemi alla schiena per ora non si fanno sentire, ma so che se continuo a stressare la zona lombare arriveranno puntuali. Quindi mi metto in difesa con il solito mix corsa+cammino che in passato mi ha consentito di arrivare in fondo senza danni se non quelli al crono finale. Ma oggi la strategia difensiva non è così semplice da attuare: ad ogni pausa, il freddo e la pioggia si fanno sentire in modo importante costringendomi a ripartire al più presto. Da qui alla fine il mio obiettivo sarà quindi trovare un delicato equilibrio tra corsa e cammino bilanciando le pause al punto giusto. E la cosa funziona: non solo riesco ad arrivare in fondo sulle mie gambe evitando l’ipotermia, ma – pur nella mia lentezza in termini assoluti – recuperando circa 1800 posizioni tra il km25 e il traguardo. (questo in realtà significa soltanto che quelli attorno a me erano messi peggio, ma di questi tempi tutto fa brodo in termini di autostima)

All’arrivo nei giardini imperiali provo la solita felicità del finisher, questa volta accentuata dalla consapevolezza di aver portato a casa un risultato in condizioni difficili. Una volta tagliato il traguardo, osservo l’accoglienza riservata ai Six Star Finishers e noto una gioia particolare nei loro occhi. Nonostante la stanchezza, mi rendo conto di non essere così lontano dal loro traguardo. Mi mancano infatti solo circa 6150km ovvero la distanza che separa casa mia da Boston.

Non sono moltissimi, ma è meglio incamminarsi!

 

[Km] Febbraio 2019

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Feb 282019
 

Odometer-vintageUn mese anomalo: da un lato i lunghi (ma non troppo) della prima parte, e dall’altra lo scarico estremo della seconda, complice anche il viaggio in estremo oriente. Il risultato è un totale di 145,16Km, sotto la media di Febbraio ma non troppo.  

Il passo medio è stato di 5’34″/Km, in leggera flessione ma non da buttar via se si pensa che include due lunghi. Il tempo totale di corsa è stato di sole 13h27′. La distanza media è stata di 11.2Km, ma per un dato realistico sarebbe opportuno fare la tara alle due ultime strane uscite: 5.6km per riprendermi da 12 ore di volo, e ben 2km (!) corsi/camminati nel delirio pedonale di HongKong.  Si passerebbe così da 11.2 a 12.5Km il dato migliore degli ultimi cinque mesi.

La schiena mi ha dato ancora fastidio. Spero che il fastidio non si trasformi in dolore almeno per i prossimi tre giorni. Se ne riparla con la medaglia di Tokyo a collo.

 

 

 

 

 

[Km] Gennaio 2019

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Jan 312019
 

Odometer-vintage Il primo mese del 2019 comincia con 192.2Km a conferma del trend positivo cominciato quattro mesi fa. In precedenza, ho fatto di meglio solo due volte a Gennaio: nel 2015 (200Km) e nel 2016 (224km).

Nonostante la distanza media sia salita a 12Km (+10%) la velocità media è rimasta invariata, a 5’27″/Km, segnale positivo che sta a indicare la “buona digestione” dei lunghi. L’altra buona notizia riguarda proprio i lunghi: sono riuscito a fare un 24 e un 28 (oltre a due 20, ma quelli non contano) chiudendoli in condizioni accettabili. Spero che la schiena (tornata a farsi sentire nell’ultima settimana) mi consenta di farne almeno altri due il mese prossimo, prima di partire per Tokyo.

 

 

 

 

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